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Ue contro Facebook-WhatsApp

Facebook ha offerto «informazioni non corrette o ingannevoli» nell’indagine Ue per l’acquisizione di WhatsApp. Takeover da 22 miliardi di dollari, in cash e azioni, che risale al 2014. Rischia ora una multa pari all’1% del suo fatturato: circa 180 milioni di dollari, stando ai dati di bilancio 2015.
Il social network ha tempo fino a gennaio per rispondere alle accuse dell’Antitrust europeo. È l’ultimo dei colossi della Silicon Valley a finire nel mirino della commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, che ha chiesto ad Apple di pagare 14 miliardi di dollari in tasse arretrate all’Irlanda, ed ha aperto diversi procedimenti contro Google per violazione della concorrenza e abuso di mercato.
L’inchiesta Ue prende le mosse dall’agosto scorso, quando WhatsApp, la app di messaggistica istantanea controllata da due anni da Facebook, comunicò con un aggiornamento, di aver modificato le policy sulla privacy per consentire la condivisione dei numeri di telefono dei suoi utenti con le identità del social network. Questa innovazione era stata introdotta «per migliorare il servizio», permettendo a Facebook, per esempio, di offrire migliori suggerimenti sulle amicizie o di mostrare pubblicità più pertinenti sugli account Facebook degli utenti WhatsApp.Una decisione subito contestata da diverse autorità nazionali di vigilanza sulla privacy (Irlanda, Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia), tanto da costringere il colosso tecnologico a una frettolosa marcia indietro, per le proteste e le pressioni arrivate da più parti, utenti compresi.
Nel 2014 Facebook, durante l’inchiesta preliminare avviata dall’Antitrust, in base alla normativa Ue sulle fusioni, aveva dichiarato che non sarebbe stato possibile condividere gli account degli utenti delle due società. Nella comunicazione di addebiti appena inviata, la Commissione europea invece rileva che, contrariamente a quanto affermato da Facebook, «questa possibilità tecnica esisteva già nel 2014». Per questo si sospetta che la società di Mark Zuckerberg «intenzionalmente o per negligenza, possa aver fornito informazioni scorrette o fuorvianti» durante la sua acquisizione di WhatsApp.
«Le società – ha spiegato il commissario europeo Vestager – sono obbligate a fornire alla Commissione informazioni accurate durante le indagini sulle fusioni. Devono prendere questo obbligo sul serio. La nostra revisione puntuale ed efficace delle fusioni dipende dall’accuratezza delle informazioni fornite dalle compagnie coinvolte».
Facebook ha tempo fino al 31 gennaio per rispondere alle accuse. Se queste verranno confermate l’Antitrust può decidere di sanzionare la società americana con una multa pari almeno all’1% del suo turnover, circa 180 milioni di dollari secondo i dati del fatturato 2015. Facebook in caso di condanna potrà ricorrere alla Corte di Giustizia europea, che già in passato tuttavia. in più di un’occasione. ha modificato il verdetto finale.
«Rispettiamo il processo avviato dalla Commissione – scrive in una nota la società californiana – e siamo fiduciosi che dall’analisi completa dei fatti verrà confermato che Facebook ha agito in buona fede». E ancora, il gigante del web replica: «Abbiamo costantemente fornito informazioni precise sulle nostre capacità tecniche e sui nostri piani, incluso le richieste circa l’acquisizione di WhatsApp e briefing proattivi inviati in maniera volontaria prima della introduzione dell’aggiornamento della privacy policy di WhatsApp quest’anno».

Riccardo Barlaam

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