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Ue e Usa verso un mercato aperto

Strategia all’insegna della “trasparenza”. L’Unione europea sta cercando di rispondere alle preoccupazioni e alle richieste di maggiore informazione sulla trattativa per il Ttip, il negoziato commerciale con gli Usa che ha preso le mosse dal luglio del 2013 e che, proprio in questi giorni, è oggetto di un nuovo round. A Bruxelles, per altro, i negoziatori Ue e Usa vedranno, per la prima volta, anche gli operatori dei settori coinvolti (si veda l’altro articolo). 
La Commissione, per altro, il 7 gennaio ha pubblicato alcuni paper (DG Taxud e DG Trade (http://trade.ec.europa.eu/doclib/press/index.cfm?id=1230).
L’apertura della Commissione lascia sperare in una rapida chiusura dei negoziati, che sono ripresi in questi giorni a Bruxelles che, in realtà, a oggi, si sono dimostrati assai complessi, soprattutto con riferimento ad alcuni settori strategici per il mercato interno.
L’obiettivo del Ttip è integrare i due mercati, riducendo i dazi doganali e rimuovendo in molti settori le barriere non tariffarie esistenti, sostanzialmente riconducibili alle differenze nei regolamenti tecnici, nelle norme e nelle procedure di omologazione, come pure negli standard applicati ai prodotti e nelle regole sanitarie e fitosanitarie. Il trattato sta mettendo a tema anche norme dedicate alle Pmi e sta entrando anche nel dettaglio di singoli settori, dal chimico al farmaceutico, dall’automotive al cosmetico, dal medico all’ingegneristico, dal tessile all’Ict.
Il Trattato dovrebbe vedere la luce quest’anno, anche se non sono poche le opinioni che propendono per uno slittamento di tale termine, viste le critiche che sono piovute sulle modalità di gestione dei negoziati e sul merito di alcune questioni chiave quali, ad esempio, la liberalizzazione degli Ogm e, più in generale, le aperture del marcato agricolo, da sempre assai tutelato nell’Ue. L’uscita pubblica di Bruxelles ha l’evidente scopo di favorire l’arrivo a destinazione del Ttip, vista la disclosure effettuata su alcuni temi fondamentali. I negoziati sono segreti, ma la scelta della Ue per una linea di trasparenza, si è esplicata dapprima con un atto pubblico nel 2014 e poi, il 7 gennaio con i paper ad hoc che elencano i punti di maggiore interesse del Ttip.
L’approccio di apertura scelto dalla Commissione si riflette anche sulla pubblicazione di una «Relazione sulla consultazione sulla protezione degli investimenti nell’ambito dei negoziati commerciali Ue-Usa», resa accessibile online dal 13 gennaio.
Con questo stesso approccio, è stata declassificata una serie di atti partecipativi di fondamentale rilevanza con i quali la Commissione ha in sostanza chiesto il parere – e il consenso – del pubblico su una strategia per proteggere gli investimenti e comporre le relative controversie che insorgessero tra privati e governi (il cosiddetto Isds), con il coinvolgimento diretto di tutti gli stakeholder interessati al Ttip, tra cui le Ong, le imprese, i sindacati, le organizzazioni dei consumatori e i ricercatori.
È un tema molto sentito quello relativo alle modalità di risoluzione delle dispute tra gli attori che in futuro si muoveranno nell’ambito del Ttip: il riferimento è alla «creazione e al funzionamento di tribunali arbitrali»; alla «correlazione tra ordinamenti nazionali e organi risolutori delle dispute» e ai «meccanismi di appello».
A quanto risulta dai documenti e dalle opinioni espresse dagli operatori non sono poche le perplessità su questo tema, come su quello generale dell’opportunità del Ttip, visto ancora da molti con grande diffidenza.
In positivo, la Commissione sembra voler cogliere queste posizioni critiche come stimolo all’accelerazione dei lavori, con le nuove consultazioni che inizieranno nel primo trimestre e saranno propedeutiche alla chiusura del negoziato. Senza una posizione netta sulla risoluzione delle controversie internazionali, «i negoziati sulla tutela degli investimenti nell’ambito del Ttip sono stati sospesi e verranno ripresi solo una volta che la Commissione sia giunta alla conclusione che le sue nuove proposte garantiscono la piena giurisdizione dei tribunali negli Stati Ue».
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