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«Ue e banche, no al tetto sui titoli di Stato»

ROMA
«Metteremo il veto su qualsiasi tentativo di mettere un tetto alla presenza di titoli di Stato nel portafoglio delle banche. Saremo senza cedimento, di una coerenza e forza esemplare». Matteo Renzi, riferendo in Parlamento sul Consiglio Ue che si apre oggi a Bruxelles, va oltre i pur importanti temi all’ordine del giorno – Brexit e immigrazione – e lancia la sua sfida alla Germania sul tema delle banche. Il negoziato sull’ipotesi di garanzia comune sui depositi bancari è iniziato solo da qualche settimana ed è in sede tecnica, per ora. E uno dei motivi per cui il governo Merkel non vuole (ancora) impegnarsi nell’assicurare in solido i depositi bancari nella zona euro è proprio l’elevata esposizione al debito pubblico nazionale di alcuni settori bancari. E agli occhi della Germania il legame è tanto più pericoloso quanto più riguarda i Paesi ad alto debito come l’Italia, dove il 67% del debito sovrano nei portafogli bancari del Paese è italiano. Da qui la richiesta di limiti.
Un negoziato ancora nella fase tecnica, si diceva. Ma il premier italiano vuole far arrivare per tempo il suo messaggio politico. «La vera questione delle banche in Europa è oggi la questione enorme che riguarda la prima e la seconda banca tedesca – è l’affondo di Renzi –. Io naturalmente faccio il tifo per loro, ma il dato di fatto è che anziché occuparci dei titoli di Stati italiani bisogna avere la forza di dire che nella pancia di molte banche europee c’è un eccesso di derivati e titoli tossici». E ancora, con riferimento alle vicende del 2011 che portarono alla formazione del governo Monti: «Se alcuni istituti di credito del Nord Europa avessero tenuto i titoli italiani avrebbero avuto molto più rendimento anziché mettersi in pancia alcune realtà discutibili». Renzi non si dice neanche contrario ad una «indagine» sul surplus commerciale tedesco, precisando tuttavia che «è la Commissione che deve decidere, non noi».
Sul tema della Brexit in agenda, invece, la posizione dell’Italia si può accomunare a quella della Germania e della Francia. Posizione tesa a fare «ogni sforzo possibile» per evitare l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue e fornire al premier David Cameron un accordo di revisione tra Londra e la Ue che possa permettergli di fare campagna elettorale per il sì nel referendum-trappola sulla permanenza del Regno Unito nella Ue da lui stesso proposto per vincere le scorse elezioni. «La Brexit sarebbe una sconfitta per l’intera Europa, sia perché saremmo meno forti senza uno dei Paesi più importanti sia perché sarebbe interrotto il percorso di allargamento avviato dall’Ue e forse finora perseguito con eccessivo zelo», dice Renzi riferendo in Senato. «Spero che si possa trovare un buon compromesso, fermi restando alcuni paletti come la centralità dell’euro e il riconoscimento dello sviluppo dell’Europa». L’altro grande tema in agenda è quello dell’immigrazione, che vede e non da ora l’Italia schierata in favore della revisione del principio di Dublino. «È sbagliato, non funziona. E bisogna avere la consapevolezza che una strategia non può essere solo donare un obolo a un singolo Stato», dice Renzi riferendosi agli ormai famosi 3 miliardi dell ’Europa alla Turchia.?«Noi abbiamo il più alto numero di rimpatri, ma serve una politica comune sui rimpatri così come serve un diritto d’asilo comunitario».
Un tema, quello delle migrazioni, sul quale è intervenuto ieri anche il Capo dello Stato Sergio Mattarella, che in serata ha anche ricevuto Renzi per il consueto incontro pre-vertice Ue. «L’Unione europea, e l’Italia in prima linea, farà la sua parte. Ma è essenziale il ruolo delle leadership dei Paesi in via di sviluppo per intervenire sull’emergenza migrazione e sulle cause alla base del fenomeno – sono le parole di Mattarella –. La governance e la responsabilità a livello locale sono infatti imprescindibili per favorire una crescita economico-sociale duratura»
Sullo sfondo, naturalmente, la battaglia delle battaglie. Quella per la flessibilità e per un cambio-verso nella politica economica europea. «Il ministro Pier Carlo Padoan ha preparato un documento economico – è l’annuncio di Renzi – perché in questi ultimi anni l’Europa ha scelto una politica economica che ha visto crescere la disoccupazione e la distanza tra il Paese leader e gli altri. Dire che di conseguenza non basta più una politica incentrata sull’austerità e che si occupa, in modo discutibile, solo delle banche significa riportare un po’ di verità». Non è questione di clausole per l’Italia – «perché noi i punti di flessibilità ce li prendiamo senza dover sbattere i pugni sul tavolo perché abbiamo il deficit più basso in Europa» – ma di prospettiva comune: «Dobbiamo sapere, e decidere, se l’Europa tornerà ad essere comunità o sarà solo contratto. Se sarà di ponti più che conti, di ideali più che di decimali, di visione e non di divisione».

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