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Ue divisa sui controlli bancari

Non saranno tanto i temi di Grecia e Spagna ad animare il vertice Ue, che si apre oggi pomeriggio a Bruxelles, quanto i temi legati alla supervisione bancaria a livello comunitario.

Ieri, in un’audizione alla camera, il ministro per gli affari europei, Enzo Moavero ha ribadito che l’Italia ribadirà con vigore che, entro il primo gennaio 2013 deve essere affidato alla Banca centrale europea il ruolo di supervisore unico del sistema bancario. «Pensiamo che sia importante», ha detto Moavero, «che i capi di stato e di governo diano un segnale di convergenza, affinché questo importante passo sia operativo il primo gennaio prossimo.

Moavero ha aggiunto che «l’entrata in attività del supervisore unico permetterebbe di sbloccare la ricapitalizzazione diretta degli istituti bancari, che è condizionata da questo elemento.

Il sistema bancario italiano», ha continuato, «ha dato prova di una solidità superiore rispetto agli altri paesi, quindi possiamo sederci al tavolo sull’unione bancaria con tutte le carte in regola».

Secondo il ministro degli affari europei, il confronto è aperto, malgrado la posizione tedesca resti molto fredda rispetto a questa ipotesi, perché «vuole comprendere come si articolerà il rapporto con i supervisori nazionali e non è favorevole alla vigilanza su tutte le banche».

Quanto agli altri temi in agenda nella due giorni del Consiglio, Moavero ha ricordato che si discuterà del patto di crescita e occupazione, che «per l’Italia è estremamente importante».

Inoltre l’Italia intende «ribadire e rafforzare regole sulla golden rule» e quanto all’Unione fiscale ci sarà un «rapporto all’attenzione dei capi di stato e di governo: serve dare piena attuazione alle novità normative introdotte negli ultimi mesi prima di fare norme nuove», ha concluso Moavero.

Ma in Europa non è solo la Germania a tirare il freno sulla supervisione bancaria. Ieri, il premier ceco Petr Necas ha minacciato di bloccare la messa in atto della vigilanza bancaria dell’Unione europea, una delle colonne del progetto di unione bancaria, elencando i punti della riforma che suo avviso compromettono la stabilità del sistema bancario della Repubblica ceca. «Se l’unione bancaria viene presentata nella forma attuale, noi opporremo senza dubbio il nostro veto» ha detto alla vigilia del Consiglio europeo. «Le società madri estere controllano in tutto il 95% del mercato bancario locale. Questo ci deve consigliare una grande prudenza», ha spiegato Necas. «Ecco perché sarebbe difficile per noi accettare un sistema di garanzie europeo», ha aggiunto. «Il volume dei depositi delle banche ceche è superiore al quello degli impieghi e beneficiamo di una vigilanza di qualità», ha proseguito, definendo «irrealistico» il varo del progetto di vigilanza bancaria unica a gennaio 2013.

Membro della Ue dal 2004, la Repubblica ceca si è finora rifiutata di fissare una data per l’ingresso nell’eurozona e Necas ha già detto che questa non verrà stabilita prima della fine del suo mandato di governo, nel 2014. Se la Repubblica ceca entrerà nell’unione bancaria, la salute delle principali banche ceche e quelle della maggior parte delle aziende locali orientate all’export sarà «direttamente minacciata», secondo l’Associazione degli esportatori cechi, che ha inviato il governo a «impedire con ogni mezzo» l’adesione di Praga al progetto.

Quanto a Grecia e Spagna, come ha riconosciuto ieri il portavoce della Commissione europea, Olivier Bailley, «non sono nell’agenda dei leader. Non ci aspettiamo particolari sviluppi su questi due paesi», anche perché non ci sono ragioni per farlo, ha affermato il portavoce. La valutazione della Troika su Atene è ancora in corso, ha detto Bailley, aggiungendo che la visione dell’Ue sulla Spagna «non cambia».

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