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Ue, decoder senza confini

di Marco A. Capisani 

No a limitazioni territoriali in Europa per le emittenti tv che trasmettono partite di calcio. Un canale televisivo di un paese membro può estendere il suo segnale anche oltre i confini nazionali, in altri paesi della Ue e, di conseguenza, un telespettatore può legittimamente comprare la scheda di un operatore straniero per seguire le partite di calcio sulla tv digitale.

Di una qualsiasi fra tutte le emittenti europee. Lo ha dichiarato la Corte di giustizia europea con la sentenza relativa alla causa civile C-403-08 e a quella penale C-429-08, intentate dalla Football association Premier league britannica contro, rispettivamente, i bar-ristoranti inglesi che proiettano incontri della serie A del Regno unito, usando schede di decodificazione greche, e in particolare contro Karen Murphy, titolare di un pub di Portsmouth. In Gran Bretagna, infatti, la Football association Premier league ha concesso in esclusiva a Sky i diritti di trasmissione del principale campionato nazionale di calcio. Un contesto analogo a quanto succede in Italia, dove la piattaforma di Rupert Murdoch ha l'esclusività via satellite della Serie A.

La Corte di giustizia europea ha precisato che limitazioni territoriali alla trasmissione tv sono contrarie al diritto comunitario e vanno contro il diritto alla concorrenza. La Football association Premier league non può inserire nell'accordo con un operatore tv la clausola che la trasmissione dei match avvenga in un solo paese. Il pericolo è, infatti, che si creino differenze artificiose, tra i diversi paesi, nei prezzi pagati dal pubblico per seguire gli incontri sportivi.

Unica tutela che i giudici hanno riconosciuto nella fattispecie riguarda la sequenza video di apertura, l'inno della Premier league, i film preregistrati che riportano i momenti salienti di incontri recenti dello stesso campionato e infine le soluzioni grafiche usate in tv. Questi elementi sono coperti dal diritto d'autore e, quindi, i gestori di bar e ristoranti non possono offrirne la visione ai loro clienti senza l'autorizzazione del titolare del diritto tv.

La sentenza della Corte di giustizia europea pone così le premesse per garantire il mercato unico europeo a livello di servizi. Come conseguenza potrebbero cambiare le contrattazioni e i prezzi di vendita dei diritti tv, visto che se ne abbasserebbe il valore economico senza l'esclusività territoriale pagata dalle emittenti tv ai titolari dei diritti, come la Premier league del caso. Ecco perché dalla sede della Corte in Lussemburgo si sottolinea che, per mantenere un'adeguata remunerazione dei diritti tv, si può considerare al momento della cessione l'audience effettiva e potenziale sia nello stato membro di emissione sia in tutti gli altri. In questo modo non solo si sopperisce ai mancati ricavi dall'esclusività territoriale, ma soprattutto non si limita la circolazione dei servizi nella Ue, evitando differenze artificiose nei prezzi al grande pubblico per seguire gli incontri sportivi.

Resta poi il diritto per un titolare di diritti tv, sempre secondo il diritto comunitario, di concedere a un unico licenziatario la trasmissione delle partite, per un periodo di tempo predefinito. Ma, allo stesso tempo, lo stesso accordo tra le parti non può vietare all'emittente tv di trasmettere le partite di calcio in tutti e 27 paesi che compongono l'Unione europea.

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