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Ue: debito italiano al 135,6% del Pil Padoan: regole Ue ma con flessibilità

I debiti pubblici in Europa riprendono a salire. Eurostat, l’ufficio statistico europeo, ha diffuso ieri i dati relativi al primo trimestre dell’anno secondo cui il debito pubblico dei Paesi dell’eurozona è salito al 93,9% del Pil, contro il 92,7 che aveva raggiunto a fine 2013. L’Italia registra un debito pari al 135,6%, con un aumento di tre punti rispetto all’anno scorso. Di tre punti aumenta anche il debito del Portogallo, al 132,9. La Spagna aumenta di 2,9 punti al 96,8. La Francia di due punti, al 96,6. La Germania registra invece una riduzione del debito che scende dal 78,4 al 77,3%. Ma i buoni dati tedeschi non bastano a compensare una tendenza generalizzata al rialzo.

É su questo sfondo non certo incoraggiante che ieri il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan è venuto a Bruxelles per presentare al Parlamento europeo il programma del semestre di presidenza italiana dell’Ue. Un discorso in cui non ha nascosto la sua preoccupazione per la debolezza della ripresa economica: «i recenti dati macroeconomici che arrivano dalla Germania sono deludenti, fanno suonare un campanello d’allarme, indicano che la debolezza è persistente nel tempo e più ampia rispetto a sei mesi fa».
Interrogato ripetutamente dai deputati sull’interpretazione che il governo italiano dà della flessibilità in materia di bilancio, Padoan ha rassicurato che «le regole non devono essere modificate, ma devono essere applicate. Le regole prevedono già un certo grado di flessibilità». Tuttavia l’applicazione delle norme concordate sul risanamento dei bilanci deve essere perseguita “con lungimiranza”, tenendo presente che le riforme richiedono tempi lunghi per far sentire il loro effetto e che questa discrepanza temporale deve essere tenuta in considerazione. «Flessibilità significa sfruttare al meglio le misure vigenti di riduzione del debito con le riforme strutturali a favore della crescita. Questo doppio approccio ha funzionato in molti paesi. Ogni riforma deve essere analizzata alla luce del significato che ha in termini di crescita e sviluppo. Le riforme portano frutti a lungo termine ma possono non portare benefici immediati. Per vederne i frutti occorre aspettare almeno 1, 2 o 3 anni».
Secondo Padoan «occorre un’azione condivisa e affinché le riforme strutturali si facciano vanno rafforzati gli incentivi: le riforme comportano costi politici, sociali ed economici immediati mentre i benefici in termini di crescita e di occupazione sono differiti nel tempo. Le riforme servono a rimuovere gli impedimenti strutturali alla crescita e sono necessarie. Sono fortemente convinto che il modo per uscire dal debito sia la crescita. Non c’è nessuna scorciatoia». Il ministro dell’economia ha poi insistito molto sulla necessità per l’Europa di rimettere in moto gli investimenti. «Oltre a riforme strutturali servono incentivi agli investimenti. In questa direzione molte misure specifiche che non fanno notizia le stiamo già attuando ma prevediamo di fare molto molto di più in questo campo». Dunque, «programma di riforme forte e aggressivo e misure di sostegno a famiglie e imprese preservando la stabilità finanziaria». Insomma, secondo il governo italiano, pur nell’ambito delle regole esistenti, è necessario ripensare alla strategia comune per uscire dalla crisi. «La Ue è stata in grado di creare un modo per affrontare la crisi, quei Paesi che hanno avuto aiuti ora stanno tornando sui mercati ed è una buona notizia, ma è possibile ora considerare come può essere migliorato l’apparato di risposta alla crisi», ha detto Padoan. Per esempio «ci può essere una fase di riconsiderazione e dialogo su come le situazioni di crisi sono state gestite finora dalla Troika e come potranno essere gestite nel futuro».
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