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Ue: «Debito e crescita le sfide per l’Italia»

Come poche volte nel recente passato, la situazione italiana non è oggi al centro delle preoccupazioni della Commissione europea. Presentando ieri le previsioni d’inverno, l’esecutivo comunitario ha tratteggiato un quadro meno negativo del solito sul futuro dell’Italia, prevedendo tra le altre cose un aumento della produttività. Più in generale, Bruxelles ha lasciato intendere che darà il suo benestare alla Finanziaria 2015 quando pubblicherà il suo giudizio a fine mese.
«Con l’Italia, c’è una diagnosi condivisa sulla situazione della finanza pubblica, anche se ciò non vuol dire che tutto sia risolto – ha detto qui a Bruxelles, durante una conferenza stampa, il commissario agli affari economici Pierre Moscovici –: la sfida principale dell’Italia resta sempre l’elevato livello del debito pubblico, associato a una crescita nominale debole. È una situazione che va gestita insieme con prudenza di bilancio e riforme strutturali ambiziose».
Il commissario ha aggiunto che la Commissione europea «continua a incoraggiare il governo ad adottare misure» per ridurre il debito pubblico e rafforzare la crescita. «Aspettiamo ancora che le autorità italiane specifichino di più l’agenda delle riforme economiche e che rispettino gli impegni di bilancio nel 2015». Le stime di oggi «sono la base sulla quale possiamo decidere in via definitiva sulle finanze pubbliche italiane a fine febbraio», ha detto Moscovici.
La Commissione preciserà il 27 febbraio il richiesto aggiustamento del deficit italiano per quest’anno. Nelle sue previsioni pubblicate ieri, l’esecutivo comunitario stima la riduzione del disavanzo strutturale promesso dall’Italia in un quarto di punto. Questa riduzione è in linea con le nuove regole interpretative del Patto di Stabilità. Infatti, il parametro da seguire in questo caso è l’output gap, il divario tra crescita nominale e crescita potenziale.
Per l’Italia, l’output gap è negativo, pari al 3,5% del Pil secondo le ultime stime pubblicate ieri (rispetto al 3,4% stimato in novembre). A un paese con un divario tra il 3,0 e il 4,0% del Pil può essere chiesto un aggiustamento limitato, dello 0,25%. Moscovici ha detto ieri che gli sforzi francesi di finanza pubblica nel 2015 (pari allo 0,3% del Pil rispetto a un obiettivo dello 0,5%) sono insufficienti e «misure supplementari» sono necessarie. Lo stesso non ha detto riguardo all’Italia.
Quanto alla congiuntura, l’economia dovrebbe aumentare dello 0,6% nel 2015 (stabile rispetto alla previsione di novembre, e dopo una contrazione dell’economia nel 2012-2014). La crescita dovrebbe accelerare all’1,3% nel 2016 (la stima autunnale era dell’1,1%). L’export crescerà più dell’import, provocando un aumento del saldo attivo dei conti correnti al 2,6% del Pil nel 2015-2016. «Un possibile rinvio della ripresa della domanda esterna è il principale rischio negativo per la previsione di crescita».
Viceversa, sempre secondo la Commissione, «l’adozione di riforme strutturali e il piano europeo degli investimenti rappresentano rischi in positivo verso la fine del periodo previsionale». Sul versante del mercato del lavoro, Bruxelles nota che grazie a una diminuzione delle imposte il costo unitario nominale del lavoro dovrebbe rimanere «generalmente stabile» nel 2015 e nel 2016: +0,3% nel 2015 e -0,1% nel 2016, rispetto a +1,4% nel 2014. «La produttività – aggiunge – dovrebbe migliorare».
Su questo ieri da Venezia il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha notato che il Jobs Act ha il pregio «di ridurre la segmentazione del mercato del lavoro». Tornando alle finanze pubbliche, il deficit è stimato al 2,6% del Pil nel 2015, in calo dal 2014 grazie a una serie di risparmi, a un previsto aumento del gettito fiscale e a una riduzione della spesa per interessi (la stima di novembre era del 2,7%). Il debito salirà ancora nel 2015, al 133% del Pil, prima di scendere – se tutto va bene – nel 2016, al 131,9 per cento.
Proprio il debito sarà il nodo più delicato nel giudizio di fine febbraio. È chiaro che l’Italia non rispetterà la regola di riduzione del debito. Come ha fatto notare ieri la Banca centrale europea, maggiore flessibilità sul fronte del deficit mette in dubbio il calo del passivo. Bruxelles ha già spiegato che valuterà i «fattori rilevanti», ossia il cattivo stato della congiuntura, ma anche gli sforzi di modernizzazione del paese. Non per altro Moscovici ieri ha esortato il governo a dettagliare le riforme che intende adottare.
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