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Ue: debito e crescita le priorità

di Dino Pesole

Il piano di consolidamento dei conti pubblici presentato dall'Italia per il 2011-2014 è «credibile fino al 2012». Come previsto dal Governo, occorre mettere a punto misure aggiuntive entro il prossimo ottobre affinché «il livello molto alto del debito imbocchi un percorso stabile di riduzione». Più in generale, la Commissione europea ritiene necessario che il nostro Paese metta in campo al più presto nuovi interventi strutturali per affrontare le «debolezze strutturali» dell'economia, a partire dalla rimozione degli ostacoli che rendono troppo oneroso avviare un'attività imprenditoriale, in particolare per le piccole e medie imprese e soprattutto al Sud. Occorre inoltre assicurare che la crescita dei salari rifletta meglio «gli sviluppi della produttività». Operazioni necessarie da condurre pur mantenendo quell'atteggiamento fiscale di prudenza «che ha consentito di contenere il deficit nel 2009-2010 al di sotto della media dell'eurozona».

Così come previsto dal nuovo «semestre europeo», l'esecutivo comunitario ha reso note ieri le «raccomandazioni» ai 27 Stati membri, formulate sulla base dei piani nazionali di riforma e dell'aggiornamento dei programmi di stabilità. Il giudizio sul percorso di riduzione del deficit è positivo, con un'enfasi particolare alle «sfide strutturali» che l'Italia dovrà affrontare. A questo riguardo, il piano delle riforme indicato dal governo non appare «sufficientemente ambizioso per recuperare il potenziale di crescita dell'economia e sostenere l'occupazione nei prossimi anni». Il piano di rientro dal deficit è impegnativo: si tratta – ricorda la commissione – di scendere dal 4,6% del Pil del 2010 a una posizione prossima al pareggio di bilancio nel 2014, riducendo al tempo stesso il debito. Tra i punti di forza si segnala il basso indebitamento delle famiglie, e anche la situazione complessiva del settore finanziario «non ha richiesto interventi significativi».

È giunto dunque il momento di avviare quelle riforme necessarie a proiettare l'economia su un sentiero stabile di crescita. Resta elevato il costo del «fare business» e c'è al tempo stesso molto spazio «per rimuovere barriere regolatorie e amministrative nei mercati dei prodotti e dei servizi soprattutto quelli professionali». Le risorse aggiuntive che si rendessero disponibili rispetto al budget dovranno essere indirizzate alla riduzione del deficit e del debito. Quanto al fisco, la commissione giudica la riforma annunciata dal governo «indubbiamente importante» soprattutto laddove si annuncia l'intenzione di riequilibrare il prelievo «dal lavoro ai consumi». E tuttavia si resta in attesa di conoscere nel dettaglio il disegno governativo, poiché al momento è offerto solo un quadro di carattere generale. Sulla disoccupazione giovanile, l'invito è a metter mano anche agli «aspetti contrattuali» e a utilizzare al meglio i fondi strutturali «anche per facilitare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro».

L'auspicio del commissario agli Affari economici, Olli Rehn, è che la manovra di ottobre preveda l'introduzione di «massimali vincolanti alla spesa» migliorando al tempo stesso «la qualità dei controlli e della vigilanza». Poi occorre aumentare la pressione «contro il lavoro in nero», adottando nel contempo misure per combattere «l'attuale segmentazione del mercato del lavoro».
 

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