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Ue: i dati dei passeggeri non vanno rivelati

L’ultima bacchettata, quella definitiva. L’accordo fra Canada ed Europa sulla raccolta dei dati dei passeggeri viene giudicato inadeguato dalla Corte di giustizia europea. Con implicazioni che vanno ben oltre il traffico aereo fra i 28 Stati dell’Unione e nord America. Era stato siglato nel 2014 dopo una lunga negoziazione portata avanti dalla Commissione europea. Prevedeva che le compagnie canadesi potessero conservare i dati dei passeggeri (pnr,
passenger name records)
per cinque anni e condividerli con Paesi terzi, per esempio gli Usa. Il Parlamento europeo, che avrebbe dovuto ratificare l’intesa, ha chiesto invece il parere della Corte. Ci son voluti due anni e mezzo ma finalmente quel parere è arrivato ed è inequivocabile: «L’accordo è incompatibile con i diritti fondamentali e il rispetto della vita privata dei cittadini». Mantenere quei dati per cinque anni, e quindi incrementarli di continuo, significa avere un quadro delle abitudini di viaggio delle persone, delle loro relazioni, delle condizioni sanitarie, finanziarie e delle abitudini alimentari. Il tempo consentito per la conservazione dei pnr è limitato: da quando si atterra in Canada a quando si riparte. E non è accettabile che le compagnie o il governo canadese possano inoltrare quelle informazioni ad altri a meno che questi ultimi non abbiano accordi con l’Europa che rispettano i nostri standard.
«I collegamenti aerei continueranno come prima, ma le conseguenze saranno profonde a lungo termine», commenta da Bruxelles Sophia in ‘t Veld, europarlamentare olandese in forza ai liberal democratici che ha seguito l’intera vicenda come membro della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. «Se l’intesa con il Canada, che in fatto di privacy ha valori simili a quelli europei, non è all’altezza, quello con gli Stati Uniti lo è ancor meno. Non si può pensare solo alla necessità di combattere il terrorismo, c’è il diritto sacrosanto dei cittadini di veder protetti i propri dati. L’Europa la deve smettere di comportarsi come un vassallo. Gli interessi di altre nazioni sono legittimi, ma questo non significa che dobbiamo abdicare ai nostri principi ed eludere le nostre stesse leggi».
La risposta della Commissione europea è arrivata subito dopo. «Prendiamo atto del parere della Corte», ha dichiarato il commissario per la sicurezza, l’inglese Julian King. «Valuteremo ora attentamente il suo impatto». Già. Il problema adesso più che dei passeggeri è dei legislatori: dovranno adeguarsi alla decisione della Corte e non solo per quel che riguarda i pnr.

Jaime D’Alessandro

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