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Ue, conti più flessibili e investimenti

La Commissione europea dovrebbe presentare oggi qui a Strasburgo due attese misure con cui sostenere il rilancio dell’economia in un contesto congiunturale sempre molto fragile, segnato dal rischio di deflazione. Oltre ai testi legislativi con i quali creare un nuovo Fondo europeo degli investimenti strategici, l’esecutivo comunitario illustrerà anche nuove regole di bilancio, introducendo nuove forme di flessibilità che l’Italia dovrebbe accogliere con favore.
Ancora ieri la questione delle nuove regole di bilancio sono state oggetto di discussioni tra i diversi servizi della Commissione europea. L’obiettivo è di evitare politiche economiche troppo restrittive, adattando il Patto di stabilità e di crescita alla difficilissima situazione economica di molti paesi. Lo stesso presidente della Banca centrale europea Mario Draghi aveva spiegato l’anno scorso che maggiore flessibilità su questo fronte era ormai indispensabile.
Secondo informazioni raccolte in questi giorni, le nuove linee-guida della Commissione riguarderanno tre ambiti: gli investimenti statali nel calcolo del deficit, in particolare per quanto riguarda il nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici (noto con l’acronimo inglese EFSI); il peso da dare alle riforme economiche nel valutare l’andamento dei conti pubblici; e la valutazione da fare delle condizioni cicliche nel decidere l’impegno dei singoli paesi sul fronte del risanamento di bilancio.
Quanto al calcolo degli investimenti, il vice presidente della Commissione Jirki Katainen ha spiegato da Bruxelles: «Al di là del trattamento contabile di Eurostat, la Commissione valuterà favorevolmente i contributi statali al capitale iniziale dell’EFSI». In altre parole, nel caso di deficit eccessivo causato dal contributo statale, questo non provocherà procedure europee. Lo scorporo degli investimenti dal disavanzo dovrebbe essere permesso anche per la quota nazionale dei progetti cofinanziati dall’Unione.
L’altro aspetto riguarda la valutazione da dare dell’andamento economico nel decidere l’impegno dei singoli paesi nel ridurre il deficit. Attualmente, la regola prevede un aggiustamento annuo dello 0,5% del Pil per raggiungere nel medio termine il pareggio di bilancio. Bruxelles ha studiato una matrice che lega l’aggiustamento richiesto all’ampiezza dell’output gap. Quanto più la differenza tra crescita potenziale e crescita reale è elevata, tanto più sarà minore (o addirittura inesistente) la richiesta di aggiustamento.
Questo aspetto non è assolutamente banale. La Commissione deve decidere in marzo se l’aggiustamento di bilancio promesso dall’Italia nel 2015 – 0,3% del Pil secondo il governo Renzi, 0,1% del Pil secondo l’esecutivo comunitario – sia sufficiente per rispettare il Patto di stabilità e di crescita. Tenuto conto dell’elevato output gap italiano, stimato al 3,4% nel 2015, la speranza delle autorità italiane è che la nuova regola comunitaria possa evitare all’Italia ulteriori sforzi di finanza pubblica quest’anno.
Infine, il terzo aspetto riguarda la valutazione da dare alle riforme economiche. Bruxelles è pronta a considerarle positivamente nel valutare l’andamento del deficit se queste misure si rivelano particolarmente significative, hanno un impatto di lungo termine positivo sul bilancio pubblico, e sono naturalmente adottate pienamente. «È l’aspetto più complicato – spiegava ieri un diplomatico –. Non è facile mettere a punto chiari modelli per quantificare il peso da dare alle riforme».
Sempre oggi, la Commissione europea dovrebbe presentare i testi legislativi in vista della nascita dell’EFSI, un fondo che dovrebbe generare investimenti per 315 miliardi di euro. Sarà interessante capire che tipo di governo Bruxelles prevede per questo nuovo strumento comunitario. Più volte ha spiegato che le scelte d’investimento dovrebbero essere fatte da esperti indipendenti, mentre i governi vorrebbero invece poter influenzare le decisioni. Le proposte andranno poi al vaglio di Parlamento e Consiglio.

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