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In Ue congedi lunghi e assegni pro-natalità Italia in ritardo

Assegno o detrazione in busta paga per i figli fino al diciottesimo anno di età, fino al venticinquesimo se i giovani sono ancora impegnati all’università o fanno servizio di volontariato, e senza alcun tetto di reddito: le politiche familiari tedesche sono forse le più robuste tra i Paesi dell’Unione Europea. Le detrazioni fiscali o gli assegni a favore dei genitori esistono in effetti in quasi tutti i Paesi europei, ma il Kindergeld tedesco è molto generoso (si va dai 194 euro per il primo figlio ai 225 dal quarto in poi) e poi è solo una tessera delle politiche familiari di Berlino: il congedo di maternità è pagato per intero sei settimane prima e otto settimane dopo il parto, l’assistenza sanitaria è gratuita, e include un aiuto domestico, e nel caso in cui si decida di rimanere a casa per prendersi cura del bambino fino ai 14 mesi (da dividere anche tra madre e padre) c’è un’indennità che va dal 65 al 100% dello stipendio medio netto percepito prima. E non manca neanche uno sconto fiscale per i costi legati ad asili nido o baby-sitter fino a 4.000 euro all’anno e fino al quattordicesimo anno di età.
L’altro Paese spesso preso a esempio per le politiche a favore della famiglia è la Francia: alla nascita c’è un premio di 946 euro, che raddoppia in caso di adozione, e poi ci sono contributi mensili che variano a seconda del reddito o del numero dei figli, e che possono arrivare anche a 398 euro al mese se il genitore sospende il lavoro per prendersi cura del bambino. Ma poi ci sono un ventaglio di altri contributi, che vanno da quello per la frequenza scolastica a quello a sostegno dei figli disabili. Il congedo di maternità è di 16 settimane, che però arriva a 26 con il terzo figlio, 11 giorni per il padre.
I Paesi nordici vantano congedi parentali particolarmente lunghi: in Danimarca i genitori hanno diritto a 64 settimane, di queste 32 sono sostenute dai sussidi statali, la Svezia garantisce 240 giorni retribuiti per genitore, e poi ci sono permessi retribuiti fino a 384 giorni fino al quarto anno del bambino. Un po’ più contenuta la Finlandia: da 50 a 30 giorni prima del parto per la madre, 105 giorni retribuiti dopo il parto, a cui si aggiungono i 54 per il padre. L’assegno di sostegno per i figli si ferma al diciassettesimo anno, in Svezia al sedicesimo ma si arriva fino al ventesimo per sostenere il percorso di studi. Nei Paesi Bassi il congedo parentale obbligatorio va dalle 6 alle 4 settimane prima del parto e almeno dieci dopo (non meno di 16 in tutto. In Norvegia invece si può scegliere tra 49 settimane coperte al 100% oppure 59 coperte con l’80%.
Anche l’Irlanda vanta fino a 26 settimane di congedo, comunque non meno di due prima del parto e quattro dopo il parto. E un assegno per i figli di 140 euro al mese, pagato fino ai 16 anni o fino ai 17 se si studia a tempo pieno. Mentre in Gran Bretagna il congedo parentale può arrivare a un massimo di 52 settimane, per 39 si riceve il 90% dello stipendio, dopo si scende a 148 sterline la settimana. C’è poi un ” child benefit” fino ai 16 anni, legato al reddito.
L’adozione è quasi sempre equiparata alla nascita di un figlio, ma ci sono anche aiuti specifici per chi adotta un bambino: in Lettonia per esempio c’è un bonus adozione di 1.422 euro. Ci sono poi Paesi come il Portogallo che prevedono un bonus speciale per i nonni che si prendono cura dei nipoti ( subsidio para assistencia a neto), garantito nel caso in cui entrambi i genitori non sono in grado o non vogliono prendersi cura del bambino.
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