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Ue: bene il sì dell’Italia al Ddl

L’Europa palude all’approvazione del Ddl anticorruzione. Si riserva di «esaminare attentamente il contenuto del provvedimento e gli emendamenti introdotti durante il processo parlamentare», ma sprona il governo ad andare avanti e si augura, per bocca di Simon O’Connor portavoce del commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn, «una rapida adozione finale da parte della Camera». Secondo la Commissione Ue, le misure contenute nel Ddl «se adeguatamente attuate possono contribuire attivamente a migliorare il contesto per le imprese in Italia, in linea con le raccomandazioni del Consiglio del 6 luglio».
L’auspicio dell’Ue sembra ben riposto visto che, ancora ieri, il ministro della Giustizia Paola Severino ha ribadito che non c’è tempo e spazio per altre modifiche e che è meglio portare a casa subito la legge, salvo intervenire dopo sul falso in bilancio e anche sulla prescrizione. Resta quindi una voce nel deserto quella di Gaetano Pecorella (Pdl) che ieri (l’unico) ha detto che la Camera deve cambiare la legge «su almeno tre punti: incandidabilità, differenziazione della pena per la concussione e magistrati fuori ruolo». L’Idv, con Federico Palomba, accusa governo e maggioranza di «pubblicità ingannevole» perché questo testo «non è affatto uno strumento efficace contro la corruzione» e Susanna Camusso, leader della Cgil, parla di risposta «ben al di sotto delle aspettative minime che si dovevano avere». Anche il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, pur riconoscendo «il grande successo del governo» per aver trovato «la quadratura del cerchio dal punto di vista politico», dice che per «distruggere completamente la corruzione bisogna ancora fare un po’ di strada».
Se, come sembra, la legge sarà approvata entro 15-20 giorni, all’inizio di dicembre l’Ocse sarà in grado di misurare se e fino a che punto abbiamo dato seguito alle sue raccomandazioni. Gli esami continueranno fino a dicembre del 2013 e quindi ci sarà anche la possibilità di una prima verifica degli effetti delle nuove norme. A Parigi aspettano risposte dettagliate, anzitutto sulla prescrizione, considerata la raccomandazione più importante di quelle indirizzate all’Italia per consentire che i processi per corruzione arrivino a una sentenza definitiva. All’Ocse interessa in particolare la dimensione internazionale della corruzione e visto che il 62% dei processi per questo reato si prescrive, ha ripetutamente insistito sulla modifica dei termini previsti dalla ex Cirielli. Si vedrà se riterrà sufficiente l’intervento indiretto sulle pene, in particolare l’aumento a 8 anni per la corruzione propria, che dovrebbe portare a 10 la prescrizione. Valuterà poi se l’intervento sulla concussione risponde alle esigenze segnalate (se cioè basti la punibilità dell’indotto, visto che la concussione per costrizione resta in vita senza che il concusso sia punito e se la riduzione della prescrizione non sia un problema). Probabilmente, come nel caso dell’Ue, anche l’Ocse apprezzerà l’approvazione della legge e gli interventi fatti, anche se non abbiamo dato seguito alle indicazioni sulle sanzioni pecuniarie, che ci viene chiesto di introdurre per le persone fisiche e di aumentare per le persone giuridiche. Nel Ddl anticorruzione, infatti, non sono previste multe in aggiunta alle pene detentive.

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