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Ue-Bce: due anni in più ad Atene

L’Eurogruppo ha aperto la porta ieri sera alla possibilità di dare due anni in più alla Grecia per raggiungere i suoi obiettivi di bilancio. L’Eurogruppo ha fatto propria in via preliminare una raccomandazione contenuta in una bozza di rapporto della Commissione sulla situazione greca. Un benestare definitivo dipenderà da un’intesa sugli altri nodi ancora irrisolti e soprattutto da un accordo tra i creditori internazionali della Grecia, le cui posizioni ieri apparivano drammaticamente lontane.
Il nuovo calendario proposto dalla Commissione in una relazione preparata sulla base del lavoro della Troika prevede il raggiungimento di un attivo primario del 4,5% del Pil nel 2016, anziché nel 2014. Il debito passerebbe dal 176,7% del Pil nel 2012 al 174,7% nel 2016, con un picco a 188,9% nel 2014. Reagendo alla proposta, l’Eurogruppo ha affermato che «i nuovi obiettivi potrebbero essere un percorso appropriato per il risanamento dei conti alla luce dei recenti sviluppi economici».
Per ora, i ministri finanziari non si sono impegnati del tutto. D’altro canto, l’ipotesi di dare alla Grecia due anni in più provocherebbe un buco di bilancio di 15 miliardi da qui al 2014, e di 17,6 miliardi nel 2015-2016, secondo la Commissione. In parte il disavanzo potrebbe essere compensato da una calo del debito, grazie a un taglio dei tassi d’interesse sui prestiti, un’operazione di buy-back o un allungamento delle scadenze. Un aspetto cruciale su cui manca un accordo con il Fondo monetario internazionale.
Non a caso nella bozza di rapporto manca ancora un’analisi sulla sostenibilità del debito. L’assenza non è banale. Si tratta di un nodo che sta complicando gravemente il rapporto tra i creditori. L’Fmi insiste su una drastica ristrutturazione del debito per raggiungere il 120% del Pil nel 2020, anche perché molti azionisti dell’Fmi sono preoccupati dall’esposizione del Fondo alla Grecia. Invece, Commissione e Banca centrale europea non vogliono ristrutturare il debito, solo ridurlo con misure meno drastiche.
«Tutte le vie percorribili sono allo studio», ha affermato ieri il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker. «Consideriamo la sostenibilità del debito nel 2020 un aspetto cruciale. Abbiamo visioni diverse, ma continueremo a lavorare», ha risposto il direttore generale dell’Fmi Christine Lagarde. Juncker ha anche parlato della possibilità di spostare dal 2020 al 2022 l’obiettivo del 120% del Pil. Insistendo sulla data del 2020, la signora Lagarde ha fatto capire di non essere d’accordo.
Oltre alla relazione preliminare della Commissione sulla situazione greca, è stato discusso ieri sera l’esborso di nuovi aiuti al paese mediterraneo per 31,5 miliardi di euro, necessari entro fine anno. Juncker ha confermato che il benestare giungerà a breve (un nuovo Eurogruppo è stato fissato per il 20 novembre). C’è poi bisogno anche dell’accordo dei parlamenti nazionali. Un sì definitivo dovrebbe giungere entro fine mese, ha detto il presidente dell’Eurogruppo.
Prima dell’inizio della riunione, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble aveva detto: «Voglio capire se la Grecia ha soddisfatto ai suoi obblighi». Il parlamento greco ha approvato tra mercoledì e domenica una serie di misure economiche e di riforme strutturali, indispensabili per ricevere nuovi aiuti a breve termine. Intanto a metà mese il governo greco deve rimborsare circa cinque miliardi di titoli greci, parzialmente in mano alla Banca centrale europea. Si discute di un possibile roll-over.
Per ora, il contrasto tra l’Fmi e l’Europa sul futuro del debito pubblico greco ha come risultato di tenere il paese mediterraneo in ostaggio dei suoi creditori. Commentando il diverbio, il ministro delle Finanze irlandese, Michael Noonan, spiegava ieri pomeriggio: le diverse istituzioni «operano in base a criteri diversi, anche nell’applicare il programma greco. Quest’ultimo non deve soddisfare solo i criteri della Commissione e della Bce, ma anche quelli dell’Fmi, che come ho detto sono diversi».

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