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Ue: da bad bank nazionali più vantaggi che rischi

Per le “bad bank” nazionali serve una guida unica europea che stabilisca «i principi comuni per la rimozione degli asset deteriorati dai bilanci bancari». Ma anche se non devono essere visti come una panacea, questi veicoli comportano più vantaggi che rischi. È questa l’indicazione che emerge da un rapporto del gruppo di lavoro degli ‘sherpa’ di Ecofin, Bce, autorità di supervisione Ue, Commissione europea, i cui contenuti sono stati riportati ieri da Radiocor Plus. Secondo il documento, le asset management company, una specie di ‘bad bank’ nazionali, hanno diversi vantaggi: tempi rapidi (relativamente) per lo smaltimento dei “non performing loans”; unificazione delle “expertise”; coordinamento delle operazioni di smaltimento per le diverse tipologie di sofferenze e per la fornitura di capitale che «probabilmente sarà scarso nelle banche che devono fronteggiare le sfide dei crediti deteriorati».
I tecnici riconoscono che bad bank nazionali possono aiutare a coprire lo scarto che esiste tra domanda e offerta. La prima funzione di una bad bank nazionale è di centralizzare le società di gestione degli asset per ovviare agli ostacoli derivanti dall’inesistenza o dall’estrema risicatezza di un mercato secondario degli asset deteriorati. Per quanto concerne l’expertise, le “bad bank” centralizzate possono beneficiare dell’economia di scala e attrarre maggiormente potenziali acquirenti permettendo strategie attive per la vendita anche transfrontaliera in Europa e riducendo le asimmetrie informative nella fase precedente la vendita dei prestiti, aumento il valore del collaterale prima dello smaltimento. Ciò allo scopo di aumentare la liquidità del mercato del debito bancario, il che dovrebbe ridurre il rischio di mercato per gli acquirenti evitando «fallimenti coordinati» prendano questi la forma di svendite o aumento dell’avversione al rischio di mercato. Inoltre la bad bank centralizzata può costituire un unico sportello per la ristrutturazione dei crediti che porta a un coordinamento dei creditori.
Terzo vantaggio, la facilitazione della partecipazione dei piccoli prestatori per i quali l’accesso al mercato secondario è complesso perchè le transazioni in gioco sono minime o lo sviluppo di capacità di fornire servizi adeguati alle piccole e medie imprese per le loro operazioni di riduzione dell’indebitamento. Quarto, alla fine la bad bank potrà detenere tutto il debito di un debitore semplificando la ristrutturazione di tutti i suoi prestiti, elemento importante nel caso in cui, frequente, questi ultimi sono dispersi, come avviene spesso nel caso dei mutui e dei prestiti alle imprese non finanziarie. Infine, l’attrazione di capitale privato,«possibilmente in combinazione con il sostegno pubblico sotto il regime europeo degli aiuti di Stato», in cerca di alti rendimenti con un orizzonte lungo e in grado di sostenere processi di recupero lunghi.

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