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Ue all’Italia: detassate il lavoro e non la casa Renzi: decidiamo noi

ROMA – La Commissione europea entra a gamba tesa e nel dettaglio delle politiche fiscali degli stati membri e dell’Italia e Renzi spara contro Bruxelles. Non solo generici inviti alla riduzione della pressione ma due rapporti pubblicati ieri, che invitano ad aumentare tasse su casa e consumi e a ridurle sul lavoro. Entrambi i segnali sembrano andare nella direzione opposta alle misure che si annunciano per la prossima legge di Stabilità che prevedono l’abolizione della tassa sulla prima casa e il blocco degli aumenti Iva. Replica indignata di Renzi da New York: «Le tasse le decidiamo noi, non un euroburocrate, confermo l’eliminazione della Tasi nella legge di Stabilità».
La giornata si è arricchita di dubbi e rilievi sul Def nel corso delle audizioni parlamentari. La Corte dei Conti chiede «certezze » sulla tassazione della casa, richiama alla «credibilità» sulla spending review , avverte che la concessione della clausola- migranti da Bruxelles non è scontata, osserva che la ripresa è «fragile e incerta». L’Istat conferma le stime di Pil del Def ma sottolinea che l’espansione dei consumi potrebbe essere «meno rapida» di quanto previsto. Infine i tecnici del Servizio Bilancio di Camera e Senato puntano l’indice sulle coperture e chiedono precise indicazioni «qualitative e quantitative » sui tagli della spending review a fronte dell’eliminazione della Tasi e degli altri interventi.
Tornando alla Commissione nel rapporto «Tax reforms in Eu member states 2015» chiede all’Italia di «ridurre il carico fiscale sul lavoro e aumentare le tasse sui consumi e sulla casa». La tesi, nota da tempo e condivisa da più organismi internazionali, è che le tasse sulla casa sono buone perché difficili da evadere e perché colpiscono la rendita e non i fattori produttivi. E’ una ulteriore conferma della opinione di Bruxelles contraria all’operazione italiana volta ad abolire la Tasi sulla prima casa. All’obiezione il ministro Padoan ha già risposto nei giorni scorsi spiegando che la situazione del nostro paese è caratterizzata da un alto numero di proprietari e il taglio alimenterebbe comunque consumi e sviluppo.
Il rapporto di Bruxelles punta l’indice anche sulle detrazioni e deduzioni che facilitano l’accesso alla proprietà immobiliare in Italia (e sono sotto l’occhio della revisione delle tax expenditures): in sostanza si potrebbero abolire perché favoriscono solo le classi più agiate.
La Commissione accende un faro anche sulla questione dell’Iva, cioè la tassa sui consumi, cruciale per il governo impegnato a disinnescare l’aumento di 2 punti percentuali, sull’aliquota intermedia (dal 10 al 12) e sull’aliquota massima (dal 22 al 24 per cento). Il rapporto sul cosiddetto «Iva gap», cioè il gettito evaso, segnala che l’Italia è tra i livelli più alti: perdiamo ogni anno 47,5 miliardi , il 33,6 per cento. La Ue calcola anche il «Policy gap» dell’Iva, cioè il rapporto tra quanto potremmo incassare senza aliquote agevolate e quanto incasseremmo anche senza evasione. Se si considera questo nuovo indicatore all’appello dell’Iva, manca il 45,6 per cento del gettito.
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