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Ue alla prova degli aiuti

«Se l’Europa chiede ai greci di compiere il loro dovere, anche noi ci aspettiamo che la Ue faccia il suo dovere nei confronti della Grecia». L’appello accorato, pronunciato la settimana scorsa dal ministro delle Finanze Yannis Stournaras dopo l’approvazione del pacchetto di austerity da 13,5 miliardi concordato con Ue e Fmi, risuonerà oggi a Bruxelles. Oggi i suoi “colleghi” dell’Eurogruppo saranno chiamati ad affrontare ancora una volta il dossier greco alla ricerca di un accordo per sbloccare la sospirata nuova tranche di aiuti da 31,5 miliardi per evitare la bancarotta del Paese. La strada, però, è tutta in salita.
Saranno proprio i salvataggi (presenti e futuri) e le incognite a essi legate al centro della riunione. Oltre al caso greco tornerà alla ribalta il grande interrogativo sulla possibile richiesta da parte della Spagna di un’attivazione dello scudo anti-spread di Bce ed Esm, il fondo salva-Stati Ue. Intanto il club dei Paesi sotto l’ombrello degli aiuti, che oggi conta quattro membri (per Madrid sono già disponibili risorse per la ricapitalizzazione delle banche) e un assegno complessivo da staccare di oltre 400 miliardi, potrebbe presto allargarsi anche a Cipro. Dalla settimana scorsa, infatti, la trojka, composta dai rappresentanti di Ue, Bce e Fmi, è a Nicosia per negoziare il piano di salvataggio del Paese. E in futuro anche la Slovenia potrebbe lanciare il suo Sos. Sullo sfondo scorrono «le acque agitate» fotografate dalle previsioni economiche della Commissione Ue, con un Pil sempre più debole e conti pubblici in rosso.
Per il dossier greco i giochi si sono complicati alla fine della scorsa settimana. Se il responsabile Ue agli Affari economici, Olli Rehn, aveva ostentato ottimismo su una soluzione, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble ha subito gelato le attese, spiegando che «non ci sono ancora le condizioni per decidere» oggi. Le parole hanno gettato nello sconforto il governo di Atene e rischiano di allungare ancora i tempi per l’ok ai nuovi aiuti, mentre incombe la data del 16 novembre, quando scadono 4,1 miliardi di bond ellenici. Per evitare il rischio di un default Atene ha già annunciato per oggi un’asta di titoli di Stato a breve termine.
«La decisione politica di aiutare la Grecia – osserva Silvio Peruzzo, senior European economist di Nomura – è già stata presa da tempo. La discussione di oggi sarà molto serrata, perché tutte le carte sono finalmente sul tavolo. Nello scenario più pessimistico la riunione terminerà con una dichiarazione sui passi avanti di Atene; in quello più ottimistico certificherà le condizioni per lo sblocco della tranche». Secondo Donatella Principe, head of institutional business di Schroders, «difficilmente oggi un Paese Ue si potrebbe assumere la responsabilità di portare il Paese al default dopo tutti gli sforzi compiuti fin qui. Si tratterà però di una soluzione tampone e non definitiva: il problema si ripresenterà in futuro».
Le stime di Bruxelles sul debito pubblico di Atene che dovrebbe sfiorare il 190% del Pil nel 2014 – fa notare l’economista del Ceps, Cinzia Alcidi – «mostrano che nonostante gli sforzi compiuti la situazione della Grecia è in equilibrio precario. Sarà dunque necessario trovare nuove soluzioni». La più probabile è la concessione di due anni in più (entro il 2016) ad Atene per il risanamento. Ma sarebbero allo studio anche una riduzione del tasso Euribor per i prestiti al Paese, un riscadenziamento dei bond detenuti dalla Bce e da altre banche centrali o l’ipotesi, evocata da Rehn, di un un piano di riacquisto del debito ellenico. «Tutte decisioni – rileva Alcidi – che avranno un costo considerevole».
Sul fronte spagnolo una richiesta di attivazione dello scudo anti-spread non sembra ancora imminente. Madrid sta temporeggiando per conoscere le condizioni che verrebbero imposte al lancio del programma di Esm e Bce. «Si comincia però – afferma Peruzzo – a guardare con maggiore preoccupazione a un possibile scenario di contagio, soprattutto per l’Italia, se Madrid dovesse aspettare troppo». Secondo Principe, «difficilmente la Spagna potrà sfuggire alla richiesta ufficiale di aiuti: il lancio dell’Omt, lo scudo anti-spread, da parte della Bce ha comprato nuovo tempo per il governo spagnolo, consentendogli di superare lo scoglio di due elezioni regionali. Questa moratoria è però destinata a sfaldarsi di fronte alle pressioni del mercato, che attende decisioni definitive».
Sul tavolo dell’Eurogruppo approderà anche la crisi di Cipro, con un sistema bancario in sofferenza perché molto esposto verso l’economia greca. Un eventuale piano di aiuti, che secondo il governo dovrebbe ammontare a circa 11 miliardi, dovrà però vincere le perplessità tedesche: secondo indiscrezioni riportate dal settimanale Der Spiegel – prontamente smentite dal governo di Nicosia – a beneficiare del sostegno Ue sarebbero gli oligarchi russi, che hanno parcheggiato i loro proventi nel Paese.
Le antenne dei mercati (e dei partner europei) sono poi puntate sulla Slovenia come probabile Paese che avrà bisogno della ciambella di salvataggio Ue. «I costi di rifinanziamento intorno al 7% e il peggioramento del deficit – conclude Peruzzo – lasciano presupporre che la Slovenia prima o poi potrebbe avere bisogno di aiuto per ricapitalizzare il suo sistema bancario».

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