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Ue, 7 paradisi fiscali in casa

L’Unione europea individua i paradisi fiscali in casa propria. Pierre Moscovici commissario europeo agli affari economici nel discorso di presentazione del pacchetto di misure invernali per il semestre europeo, individua, per la prima volta, quali sono i paesi che permettono l’attuazione di pratiche fiscali «che minano l’equità del nostro mercato interno».

L’analisi effettuata dalla commissione sulla situazione economica e sociale dei 28 paesi dell’Unione, attraverso dei report paese per paese, ha fatto emergere che i regimi fiscali di Belgio, Cipro, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Malta e Paesi Bassi sono utilizzati come strumenti di pianificazione fiscale aggressiva.

I report di analisi pubblicati per l’avvio del semestre europeo vengono redatti ogni anno dalla Commissione che effettua un’analisi dettagliata dei piani di ciascun paese in materia di bilancio, riforme macroeconomiche e strutturali, con lo scopo di coordinare le politiche economiche durante l’anno e affrontare la programmazione economica nell’Unione europea. Nonostante il problema della pianificazione fiscale fosse già stato sottolineato negli anni precedenti, è la prima volta che la Commissione presenta il problema in maniera aperta e sottolineando la rilevanza dell’elusione fiscale non solo a livello politico ma soprattutto economico.

«Dobbiamo garantire che la tassazione equa diventi la regola, una regola senza eccezioni all’interno e all’esterno dell’Ue», dichiara Moscovici. «Ovviamente riconosciamo i passi che alcuni degli stati membri hanno recentemente adottato per adeguare il loro modello fiscale». Uno dei questi è i Paesi Bassi che recentemente ha avviato riforme per porre fine ad alcuni meccanismi fiscali dannosi (si veda ItaliaOggi dello 01/03/2018).

Il commissario sottolinea come sia necessario fare di più per l’equità dell’Unione e valutare i progressi compiuti per il 2018. «Perché ci sono progressi, ma chiaramente, se solleviamo questo problema, è perché crediamo che chiaramente sia necessario fare di più». Nel report sull’Italia non si riscontrano problemi di pianificazione fiscale, tuttavia si sottolinea come la complessità della normativa fiscale aumenti il carico sulle imprese e famiglie e riduca gli adempimenti fiscali conformi.

I principali problemi che emergono dal trattamento fiscale delle società nei 7 paradisi riguardano l’assenza di ritenute alla fonte sui dividendi, sui pagamenti di interessi e canoni da parte delle società e i potenziali rischi associati alla pianificazione di regimi di interesse, unitamente alla mancanza di norme anti abuso. Questo emerge anche dagli elevati numeri di pagamenti di dividendi e di interessi rispetto alla percentuale del Pil che vengono versati verso altri paesi. Ciò continua suggerire che le norme fiscali siano utilizzate da società che attuano una pianificazione fiscale aggressiva. Solo in Irlanda, le multinazionali hanno fatto un uso così esteso del regime fiscale sulle royalties per incassare i diritti d’autore, che i pagamenti hanno coperto circa il 23% del prodotto interno lordo tra il 2010 e il 2015.

Matteo Rizzi

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