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Udienze civili da svolgere utilizzando Skype e Teams

Due programmi per svolgere le udienze civili da remoto e videoconferenza per quelle penali. Arrivano dal ministero della Giustizia le prime indicazioni operative per la gestione dei processi nella situazione venutasi a creare per effetto dell’emergenza sanitaria. Con provvedimento del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria – Sistemi informativi automatizzati, si affronta innanzitutto il caso dello svolgimento delle udienze civili, disciplinato dall’articolo 2, comma 2, lettera f), del decreto legge n. 11, approvato nella nottata tra venerdì e sabato scorsi.

È il caso delle udienze che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori e dalle parti, situazione da annoverare tra quelle cui i capi degli uffici giudiziari, una volta terminata la fase di rinvio a dopo il 22 marzo insieme alla sospensione dei termini, potranno fare ricorso per una gestione dei procedimenti coerente con le condizioni di sicurezza.

Il provvedimento allora chiarisce che potranno essere utilizzati come programmi sia Skype for Business sia Teams, attualmente a disposizione dell’amministrazione giudiziaria. I collegamenti effettuati con i due programmi su dispositivi dell’ufficio o personali, si sottolinea, utilizzano infrastrutture della Giustizia o aree di data center riservate in via esclusiva al ministero.

Lo svolgimento dell’udienza deve in ogni caso avvenire con modalità idonee a salvaguardare il contraddittorio e l’effettiva partecipazione delle parti. Prima dell’udienza il giudice fa comunicare ai procuratori delle parti ed al pubblico ministero, se è prevista la sua partecipazione, giorno, ora e modalità di collegamento. All’udienza il giudice dà atto a verbale delle modalità con cui si accerta dell’identità dei soggetti partecipanti e, nel caso di parti, della loro libera volontà. Di tutte le ulteriori operazioni è dato atto nel processo verbale.

Sul versante penale, è diverso l’arco temporale perchè il riferimento è allo svolgimento delle udienza non successivo al 22 marzo, ma nel periodo compresso tra il 9 marzo e il 31 maggio. In quest’arco temporale si prevede, tenendo comunque fermo quanto previsto dal Codice di procedura penale per lo svolgimento dei dibattimenti a porte chiuse per tutelare la sicurezza di imputati o testimoni, che le udienze dovranno essere svolte utilizzando il più possibile lo strumento della videconferenza.

In alternativa, potranno essere utilizzati i collegamenti da remoto previsti per lo svolgimento delle udienza civili «laddove non sia necessario garantire la fonia riservata tra la persona detenuta, internata o in stato di custodia cautelare ed il suo difensore e qualora il numero degli imputati, che si trovano, a qualsiasi titolo, in stato di detenzione in luoghi diversi, consenta la reciproca visibilità».

E dagli avvocati arrivano richieste di estensione delle misure previste dal decreto, da introdurre in sede di conversione nelle prossime ore. L’unione delle camere penali, infatti, sollecita un intervento che allarghi, almeno fino al 3 aprile, la sospensione dei termini e il rinvio delle udienze. Una mobilità dei legali sul territorio, in questo momento, non è pensabile, si ricorda. Sul tavolo, poi la necessità che il ministero autorizzi i difensori a depositari gli atti, senza eccezioni, in modalità telematica. Come pure serve, avvisano i penalisti, viste le prime applicazioni sul territorio, un’interpretazione ufficiale che dica con chiarezza che la sospensione dei termine interessa tutti i procedimenti.

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