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Udienza pubblica per l’opposizione alla confisca

L’udienza di opposizione contro l’ordinanza di confisca deve essere pubblica. La Corte costituzionale, con la sentenza 109 depositata ieri, afferma il diritto dell’interessato che lo richieda a presenziare al procedimento nel quale si decide sul suo ricorso contro la misura patrimoniale. La Consulta fa così cadere anche la “riserva” sulle porte aperte nei procedimenti di applicazione della confisca, dopo aver dato il via libera (sentenze 93/2010, 135/2014 e 97/2015) alla pubblicità nelle udienze per l’applicazione delle misure di prevenzione, di sicurezza e nei procedimenti davanti al tribunale di sorveglianza. Un solco sul quale il giudice delle leggi si è mosso in armonia con la Corte dei diritti dell’Uomo, affermando la necessità di rendere pubbliche le procedura giudiziarie a tutela delle persone soggette alla giurisdizione, contro una giustizia segreta. La via della pubblicità, come sottolineato da Strasburgo, è un modo per conservare le fiducia nei giudici. Possibili le eccezioni alla regola, quando, ad esempio, esistono esigenze di protezione della vita privata di terze persone o il contenzioso ha un carattere «altamente tecnico». Un distinguo sul quale aveva puntato proprio l’avvocatura di Stato per mantenere chiusa la camera di consiglio nel caso esaminato. Con l’ordinanza di rinvio la Corte di cassazione si è trovata a trattare un contenzioso sulla confisca di una statua di bronzo attribuita allo scultore greco Lisippo trovata in mare. Nell’affermare la necessità di rendere pubblici anche i procedimenti che riguardano la confisca i giudici costituzionali fanno notare che si tratta di udienze nelle quali la posta in gioco può essere particolarmente alta, proprio come nel caso analizzato. 
La decisione da adottare comporta prima di tutto accertamenti sul fatto e quindi il collegamnto bene-reato e, in secondo luogo, nel caso di confisca di un bene di proprietà o in possesso di terzi, la verifica delle condizioni per dare il via libera alla misura nei suoi confronti. Un’ipotesi in cui il provvedimento ablativo può colpire un soggetto che non ha partecipato neppure al giudizio di cognizione perdendo così anche l’opportunità di usufruire della garanzia offerta dalla pubblicità di quel giudizio. Per la Consulta è significativo che la prima pronuncia della corte di Strasburgo (Bocellari e Rizza contro Italia 2007) abbia sancito proprio il contrasto con la Cedu di una procedura camerale sull’applicazione della confisca.
Ferma la regola generale della necessità di aprire le porte delle aule dei tribunali – l’esigenza non riguarda i giudizi in Cassazione dedicati al diritto – i giudici sottolineano che il problema di legittimità costituzionale si pone in particolare per l’ordinanza di confisca. Il giudice dell’esecuzione in prima battuta decide, infatti, de plano e dunque senza alcuna formalità, facendo salva la possibilità per gli interessati di opporsi. La norma esclude però la partecipazione del pubblico alla camera di consiglio. Per questo la Consulta dichiara il contrasto con la Carta degli articoli 666, comma 3, 667, comma 4 e 676 del codice di procedura penale.
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