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Ubs, utili in rialzo oltre le attese

La maggior banca elvetica, Ubs, nel secondo trimestre di quest’anno ha registrato un utile in forte aumento. Lo ha annunciato ieri a sorpresa lo stesso istituto, rendendo noto nel contempo di aver raggiunto un accordo negli Usa nel contenzioso sui «mutui tossici». L’intesa, secondo il Financial Times, varrebbe 746 milioni di dollari. Una settimana prima della pubblicazione dei conti completi dei primi due trimestri, prevista per il 30 luglio, Ubs ha precisato che l’utile netto del secondo trimestre attribuibile agli azionisti è di 690 milioni di franchi, il 62,4% in più rispetto ai 425 milioni di franchi dello stesso periodo del 2012. A livello operativo, il risultato ante imposte dovrebbe raggiungere 1,020 miliardi di franchi, con una crescita del 7,3% in un anno. Nel primo trimestre 2013 l’utile netto era stato di 988 milioni, quello operativo ante imposte di 1,447 miliardi.
Il risultato annunciato comprende costi per 865 milioni di franchi in relazione a contenziosi giuridici e ulteriori accantonamenti e rettifiche di valore. Ubs ha anche reso noto di avere registrato un afflusso netto di nuovi fondi pari a 10,1 miliardi di franchi nella divisione Wealth Management e di 2,7 miliardi nella gestione patrimoniale nelle Americhe (Wealth Management Americas). Nell’Asset Management, gestione per la clientela istituzionale, ha invece registrato un deflusso di 2 miliardi di franchi. La banca elvetica ha precisato di aver trovato un accordo con la Federal Housing Finance Agency (FHFA), l’agenzia statunitense che controlla Fannie Mae e Freddie Mac. La FHFA ha accusato Ubs ed altre 16 banche di aver venduto alle sue due controllate titoli legati ai mutui non rispettando la legge che impone una analisi approfondita dei prodotti da collocare. I costi dell’intesa saranno coperti da accantonamenti per contenziosi giuridici costituiti nel secondo trimestre di quest’anno e in precedenza, ha affermato la banca. Le notizie dell’accordo negli Usa e dell’utile realizzato sono piaciute al mercato e ieri il titolo Ubs a Zurigo ha terminato la seduta in rialzo del 2,5%.
Dal canto Julius Bär, banca elvetica con attività centrate sul private banking, ha reso noto di aver realizzato nel primo semestre del 2013 un utile netto di 114 milioni di franchi, in calo del 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Non tenendo conto delle voci straordinarie, fra cui 99 milioni di oneri di integrazione delle attività acquisite, l’utile di Bär però sale del 26% a 261 milioni, ha precisato la banca. Quest’ultimo dato supera le previsioni degli analisti. Gli attivi in gestione a Bär sono cresciuti del 15% in sei mesi, a 218 miliardi di franchi. Il totale comprende 24 miliardi di franchi derivanti dalle attività di gestione patrimoniale di Merrill Lynch al di fuori degli Stati Uniti, rilevate dalla banca elvetica. Nel periodo l’afflusso netto di nuovi fondi è stato di 3,4 miliardi di franchi. A Zurigo il titolo Julius Bär ieri ha chiuso la seduta con un rialzo del 5,6%.
Sia Ubs che Julius Bär hanno inoltre reso noto di aver attuato accantonamenti in relazione all’accordo fiscale concluso tra la Svizzera e la Gran Bretagna sui capitali britannici non dichiarati e depositati sulla piazza elvetica. La prima ha messo in conto 100 milioni di franchi, la seconda 28 milioni di franchi. Secondo le prime stime,infatti, il gettito fiscale derivante dal pagamento dell’imposta liberatoria che la Svizzera verserà alla Gran Bretagna sarà minore del previsto. Non è quindi da escludere che gli acconti di garanzia delle banche pari in totale a 500 milioni di franchi non possano essere recuperati, o lo possano essere solo in parte.

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