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Ubs in utile, ma pesa la maxi-frode

di Lino Terlizzi

È andata meglio del previsto per Ubs. Dopo il maxi-buco causato da transazioni non autorizzate di un trader nella sede di Londra, poi arrestato, la banca elvetica aveva annunciato all'inizio di questo mese che avrebbe avuto un modesto profitto trimestrale. Ieri invece Ubs ha reso noto di aver realizzato nel terzo trimestre di quest'anno un utile di 1,018 miliardi di franchi. La maxi perdita londinese è pari a 1,85 miliardi di franchi, un po' meno di quanto indicato in precedenza. La banca ha già individuato alcune lacune nei controlli interni. Le autorità di vigilanza svizzera e britannica stanno conducendo le loro indagini.

Sul risultato trimestrale di Ubs hanno influito da un lato effetti contabili, dall'altro l'andamento favorevole della gestione patrimoniale, ha affermato la banca. L'utile ante imposte è stato pari a 980 milioni di franchi. Il risultato comprende una plusvalenza sul credito proprio – rettifica di valore – di 1,77 miliardi di franchi, un'operazione effettuata anche da alcune banche americane. Vi è stato inoltre un guadagno di 722 milioni di franchi proveniente dalla vendita di titoli. Effetti contabili rilevanti, dunque. Ma per come si erano messe le cose dopo Londra i risultati potevano essere ben peggiori, questa è l'impressione di buona parte degli analisti della piazza elvetica. A Zurigo il titolo Ubs è andato dapprima al rialzo, poi ha chiuso a 11,11 franchi (meno 0,27%), in una giornata peraltro negativa per l'intero indice elvetico.

Tornando ai dati trimestrali, i ricavi si sono attestati a 6,4 miliardi contro i 7,2 miliardi del trimestre precedente. Una flessione dovuta alla volatilità dei mercati in seguito dell'acuirsi dei timori per il debito dell'Eurozona, alla congiuntura mondiale, alla discesa dei mercati globali, alle oscillazioni nei cambi. Nelle divisioni di gestione patrimoniale è stata realizzata una raccolta netta di 7,8 miliardi, un valore in linea con il trimestre precedente. L'unità Wealth Management ha conseguito un utile ante imposte di 888 milioni (+32% rispetto a tre mesi prima), Retail & Corporate di 638 milioni (+62%), Wealth Management Americas di 139 milioni (in linea con il trimestre precedente), Global Asset Management di 79 milioni (108). La divisione Investment Bank ha invece chiuso il trimestre in rosso, con una perdita anteimposte di 650 milioni, dovuta sia alla situazione del mercato, sia al maxi buco di Londra.

Sergio Ermotti, ceo di Ubs, sta preparando la ristrutturazione del ramo investment banking. «Stiamo finalizzando i passi indispensabili all'implementazione della strategia di investment banking più concentrato sulla clientela, che ci consentirà di rafforzare la nostra offerta di gestione patrimoniale, ridurre il rischio e migliorare i rendimenti per gli azionisti. Abbiamo un buon posizionamento in aree di crescita, sono quindi ottimista sul futuro», ha affermato Ermotti. Le cifre dei probabili nuovi tagli all'investment banking dovrebbero essere fornite durante l'Investor Day del 17 novembre.

Ubs ha anche reso noto che il suo coefficiente patrimoniale Tier 1 è salito dal 18,1% di fine giugno al 18,4% di fine settembre. L'esposizione della banca nei confronti dello Stato greco a fine settembre ammontava a 64 milioni di franchi. L'esposizione netta verso Stati europei che non godono di una valutazione AAA è di 9,04 miliardi. La voce principale è quella dei titoli italiani, con 2,8 miliardi di franchi, seguita da quelli spagnoli, 2,76 miliardi. La cifra riguardante l'Irlanda è di 1,91 miliardi e quella del Belgio di 1,1 miliardi.
 

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