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Ubs, Ermotti lascia all’olandese digitale di Ing

Aria di grandi cambiamenti ai vertici delle grandi banche europee. Ironia della sorte, i primi scossoni riguardano quelle che una volta venivano considerate le due “tranquille” big banks svizzere. In poco più di due settimane, sia Credit Suisse che Ubs hanno annunciato in modo inatteso il cambio del capoazienda dopo mesi di instabilità al vertice. In entrambi i casi qualcosa non ha funzionato nell’assetto di governance, con scontri al vertice non inusuali ma abitualmente non giocate in pubblico e confinati nelle segrete stanze del potere elvetico. E un ruolo non di poco conto lo hanno avuto, e continueranno ad averlo in vista delle prossime assemblee societarie di primavera, i grandi fondi d’investimento azionisti dei due istituti.

Al Credit Suisse le acque hanno cominciato ad agitarsi a seguito dello scandalo su un presunto spionaggio a danno del top manager Iqbal Khan, poi passato ai rivali di Ubs, che ha costretto l’ex ceo Tidjane Thiam a rassegnare le dimissioni lasciando la guida all’interno Thomas Gottstein, che guidava le attività elvetiche dell’istituto. A sostegno di Thiam, banchiere di origini ivoriane molto apprezzato sul mercato e in passato tra i possibili candidati alla guida della Banca Mondiale, si erano mossi alcuni fondi esteri che puntavano piuttosto sulla rimozione del presidente Urs Rohner. Ma il board di Credit Suisse ha (per ora) fatto quadrato su Rohner, accettato le dimissioni “forzate” di Thian, ed eventuali contestazioni dei fondi azioniste sono rinviate all’assemblea.

Anche in Ubs a gestire le danze, e il ricambio al vertice, è per ora il presidentissimo Axel Weber – ex numero uno della Bundesbank – finito dal tempo nel mirino delle critiche degli investitori per le incertezze sul piano di successione al vertice. Risale ormai a un anno e mezzo fa la traumatica uscita da Ubs di Andrea Orcel, all’epoca numero tre della banca e possibile candidato a diventare ceo. E’ di ieri invece la notizia dell’uscita anticipata del ceo Sergio Ermotti (ex Merrill Lynch ed ex UniCredit) che sembrava dovesse lasciare nel 2020 dopo nove anni al vertice. Per la grande banca svizzera, tuttora ben redditizia ma con una struttura di costi ancora elevata secondo gli analisti, si tratta di una svolta non del tutto inattesa. Ma a destare sorpresa è soprattutto la nomina a nuovo ceo del banchiere Ralph Lamers, che a breve lascerà la guida dell’olandese Ing per diventare entro fine anno il nuovo ceo di Ubs. Due gli elementi che, a detta degli investitori, hanno sorpreso il mercato. Il primo: il board di Ubs ha preferito un manager esterno al gruppo, ignorando le varie professionalità presenti tra i top manager e creando non pochi malumori nella struttura. Secondo: il nuovo ceo non proviene, come sempre stato finora, da una delle due tradizionali attività di Ubs che punta su gestioni di patrimoni e investment banking. Il mercato non esclude ulteriori scvossonoi al vertice di Ubs, anche se per ora resta l’incertezza. «Non è chiaro se Ermotti alla fine diventerà il nuovo presidente – è il commento degli analisti di Barclays – crediamo che l’attuale chiarman Weber finirà il suo mandato che scade nel 2022».

Per tutti gli investitori, la scelta dell’olandese Hamers è stata una sorpresa. «Il ceo di Ing ha una buona reputazione sul mercato ma non ha esperienza nella guida di una investment globale o in un whealt manager – commentano da Barclays – anche se può essere visto come un leader nell’innovazione digitale». Valutazioni analoghe arrivano anche dagli analisti di Citi che, evidenziando le capacità di sviluppo digitale del banchiere che origina da Ing Direct, aggiungono una notazione sui motivi dell’abbandono della casa madre olandese. «Secondo le nostre ricerche, la remunerazione di Hamers in Ing era tra le più basse tra quelle dei suoi competitor europei – è il commento di Citi, che cita le recenti normative olandesi sulle retribuzioni dei manager – mentre andando a Ubs, se riceverà lo stesso stipendio di Ermotti, diventerebbe uno dei ceo bancari più pagati in Europa».

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