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Ubs e Credit Suisse, ritorna il sogno di creare il colosso elvetico del credito

Ubs e Credit Suisse, rispettivamente prima e seconda banca svizzera, starebbero lavorando per una fusione che darebbe vita a un nuovo colosso in campo europeo e internazionale. Tra il presidente del cda di Ubs, il tedesco Axel Weber, e il suo omologo in Credit Suisse, Urs Rohner, ci sarebbero colloqui in corso al riguardo. È quanto ha affermato il sito elvetico di informazione finanziaria Inside Paradeplatz, creando clamore nella piazza finanziaria rossocrociata. Le due banche dal canto loro non hanno confermato, anzi non hanno proprio voluto commentare le indiscrezioni o speculazioni.

Una parte degli operatori della piazza comunque evidentemente non considera del tutto infondate queste voci, se è vero, come è vero, che ieri alla Borsa di Zurigo i titoli delle due banche sono nettamente saliti: l’azione Ubs ha terminato con un rialzo del 2,5% a 11,43 franchi e l’azione Credit Suisse con un progresso del 4,3% a 10,26 franchi, in una seduta in cui l’indice delle blue chip svizzere, lo Smi, è salito solo dello 0,17%. I rialzi non sono la prova provata dell’esistenza di trattative, ma indicano forse che il progetto potrebbe piacere a un parte del mercato.

Secondo Inside Paradeplatz, Axel Weber avrebbe già informato delle sue intenzioni il ministro delle Finanze Ueli Maurer e l’autorità di vigilanza sui mercati, la Finma. Il progetto avrebbe anche già un nome (Signal) e dovrebbe esser reso noto per intero all’inizio dell’anno prossimo, per poi concretizzarsi alla fine del 2021. Il sito afferma di avere fonti interne alle due banche e nella società di consulenze McKynsey. Weber sarebbe presidente del cda del nuovo gruppo e rimarrebbe così al vertice oltre il 2022, anno entro il quale è prevista la sua uscita da Ubs. Urs Rohner dal canto suo dovrebbe lasciare la presidenza del Credit Suisse l’anno prossimo. Tra quelli che ritengono possibile la fusione, c’è anche chi pensa che Rohner potrebbe comunque avere una carica nel nuovo gruppo.

Per quel che riguarda il ruolo di chief executive officer nell’ipotizzato nuovo gruppo, le voci prevalenti indicano come probabile nel caso la nomina dell’attuale ceo di Credit Suisse, lo svizzero Thomas Gottstein, che ha preso il timone nel febbraio di quest’anno, dopo l’uscita del franco-ivoriano Tidjane Thiam, colpito dagli effetti collaterali dello scandalo dei pedinamenti a danno di ex manager della banca. Il ceo di Ubs, il ticinese Sergio Ermotti, protagonista in questi anni della riorganizzazione e del rilancio della banca, sta per lasciare la sua carica, in novembre, all’olandese Ralph Hamers. Ermotti assumerà poi la carica di presidente del cda del gruppo riassicurativo Swiss Re. Nel 2019 Ubs ha registrato un utile netto di 4,3 miliardi di dollari Il suo bilancio è in valuta Usa), il Credit Suisse ha realizzato un profitto netto di 3,4 miliardi di franchi.

Ubs ha un organico di circa 70 mila addetti, di cui circa 20 mila in Svizzera. Credit Suisse ha un organico di oltre 48 mila addetti, di cui circa 15 mila in Svizzera. Secondo Inside Paradeplatz i tagli agli impieghi in caso di fusione sarebbero inevitabili e potrebbero essere colpiti circa 15 mila posti di lavoro (il 13% dei due organici cumulati). Il nuovo gruppo ipotizzato sarebbe comunque un concorrente agguerrito, sottolinea il sito elvetico, del gigante britannico HSBC e delle principali banche statunitensi. Una parte degli analisti ritiene che la fusione potrebbe dare un vantaggio competitivo. Un’altra parte degli analisti sottolinea invece il problema dei più che probabili tagli agli impieghi, il problema del rispetto dei criteri di concorrenza in alcuni segmenti sul mercato elvetico e quello del rispetto dei parametri too big to fail (troppo grande per fallire) stabiliti, anche in Svizzera, dopo la crisi finanziaria del 2008-2009.

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