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Ubi, verso altro no a ops

Non ci sarà un’accettazione incondizionata dell’offerta pubblica di scambio volontaria lanciata da Intesa Sanpaolo sulla totalità delle azioni di Ubi banca»: a questa prima conclusione è arrivato il Sindacato azionisti di Ubi, il cosiddetto Patto dei bresciani che aggrega circa l’8,4% del capitale dell’istituto guidato dall’a.d. Victor Massiah, al termine di alcune riunioni informali del comitato di presidenza.

La formazione sembra, quindi, andare verso un primo no tattico all’ops. Una delibera ancora non c’è stata, in quanto la convocazione del comitato di presidenza, come quella dell’assemblea, sono slittate a causa delle misure preventive per il coronavirus. Il presidente del patto, Franco Polotti, stimava di poter convocare l’assemblea entro venerdì 13 o al più tardi domenica 15 marzo, ma a causa dei decreti governativi le date sono probabilmente destinate a slittare.

Inoltre la situazione, a detta dei membri dell’accordo, non richiede l’obbligo di esprimersi in tempi emergenziali. «Per noi è una maratona, non è uno sprint», ha spiegato una fonte di mercato. «Il patto riflette quotidianamente sull’offerta, osserva i rafforzamenti delle quote e gli acquisti da parte dei soci e la esamina anche in base ai corsi di borsa, che stanno alterando gli equilibri dell’offerta e cambiando la valutazione della banca».

Anche alla luce di queste valutazioni continuano i contatti informali all’interno del patto, che sta esaminando tanto gli aspetti finanziari della proposta avanzata da Intesa Sanpaolo quanto i suoi impatti industriali. La valutazione è delicata e la formazione dei pattisti continua a «esaminare tutte le opzioni», in attesa che il prospetto informativo dell’offerta sia reso pubblico. Il patto «non è spaccato al suo interno», benché sia composto da anime diverse. Primo: gli istituti religiosi, che si sono trovati quasi in dote una partecipazione finanziaria che non rientra nella loro mission. Secondo: gli imprenditori che vivono di affari, di relazioni e visibilità sul territorio e hanno un’attenzione particolare alla realtà locale e alla promozione al suo interno della concorrenza bancaria. Terzo: la famiglia Bazoli. Le valutazioni finanziarie, industriali e sociali farebbero tuttavia convergere il voto in un’unica direzione.

Sull’offerta si erano già espressi nei giorni scorsi sia il Car, che aggrega circa il 19% del capitale e ha di recente visto l’ingresso di Cattolica assicurazioni, sia il Patto dei mille. Entrambi hanno definito l’offerta «inaccettabile».

Secondo il Car l’offerta non rispecchia i valori impliciti della banca, che sono anche quelli economico-patrimoniali.

Per i Mille la proposta «sottovaluta significativamente il valore intrinseco del titolo Ubi e non considera adeguatamente le sue prospettive reddituali». Tra l’altro l’offerta, quando venne lanciata, incorporava un premio del 27,5%, che agli attuali corsi di borsa si è contratto di circa il 7%.

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