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Ubi, utili a quota 251 milioni Lo scatto dei ricavi (+18%)

Forte aumento dei ricavi della gestione operativa, saliti a 1,27 miliardi, con un balzo del 18% in dodici mesi, utile prima delle imposte salito a 506 milioni (+10,7%), con un ratio dei crediti deteriorati in calo al 7,8% (era al 10,4% nel 2018). Con un utile netto di 251 milioni, in calo rispetto ai 425 milioni dell’esercizio precedente per gli effetti fiscali. Sono questi i risultati del bilancio 2019 di Ubi Banca che permettono al consigliere delegato Victor Massiah di dichiararsi «molto soddisfatto» per gli obiettivi raggiunti dalla banca nel 2019, esercizio che «grazie a una accelerazione sulla componente dei proventi commissionali e a forti investimenti sulla tecnologia e a un’importante riduzione dell’Npe Ratio (la percentuale dei crediti deteriorati) , ha posto le basi per un piano industriale importante che confermerà e rafforzerà la capacità di produrre qualità di servizio e qualità di risultati della nostra banca». Il calo dell’utile netto risente infatti degli incentivi all’uscita del personale mentre la crescita dei ricavi ha carattere strutturale e non deriva da poste non ricorrenti. La forte evoluzione delle commissioni nette a 1.661,8 milioni (+5,2%) ha consentito di più che compensare la flessione del margine d’interesse a 1.725,1 milioni (-3,6%). Mentre scendono gli oneri operativi a 2.368,5 milioni (-3,3%), nonostante un importante incremento nella spesa collegata a investimenti IT. «Complessivamente — sottolinea Massiah — il risultato della gestione operativa ha permesso un aumento dell’utile lordo ante imposte di oltre il 10% e questo ci permette di incrementare il dividendo, che va da 12 a 13 centesimi per azione e che sui prezzi correnti vuol dire pagare oltre il 4,5% di rendimento per dividendi». La comunicazione dei risultati di esercizio 2019 avviene a pochi a giorni dal 17 febbraio, data fissata per la comunicazione del nuovo piano industriale. In attesa di vedere quali saranno le linee guida viene confermato l’impegno verso il Mezzogiorno e per una ulteriore riduzione degli Npl. «Uno sforzo enorme con una giusta miscela tra il lavoro interno e qualche cessione, per ridurre l’Npe ratio da oltre il 10% al 7,8%» e che include gli appostamenti relativi a un’ulteriore cessione da 800 milioni di Npl «che contiamo di finalizzare entro il primo semestre» del 2020 .

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