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Ubi, i soci del patto con il 18% respingono l’offerta di Intesa

MILANO — «Inaccettabile, ostile, non concordata». Il verdetto ufficiale del più forte schieramento degli azionisti di Ubi, il Patto di consultazione Car, è lapidario e ha rispedito al mittente senza se e senza ma l’offerta di Intesa sul 100% di Ubi. Azionisti che si sentono determinati a «tutelare l’investimento e la banca, con i suoi territori di riferimento». Dipendenti compresi.
Non è un passaggio di poco conto: il Car riunisce il 17,8% della banca (Fondazioni e famiglie importanti, di Brescia e soprattutto di Bergamo) e non è detto che non salga ancora: «Non escludiamo nulla», ha ribadito Mario Cera, componente del consiglio direttivo del patto. Già nelle settimane passate, ben prima del “ribaltone” Intesa, il Car aveva manifestato la volontà di salire fino al 20%. Certo, i prezzi ora sono molto saliti, ma – hanno ricordato i pattisti – la valorizzazione che ne fa Carlo Messina resta ferma a 0,6 volte il patrimonio netto (Intesa invece in Borsa vale circa una volta il patrimonio netto). Ieri i titoli sono entrambi scesi, ma si è mantenuto anzi è aumentato – il vantaggio di Ubi rispetto ai valori indicati da Intesa lunedì scorso.
Il mercato scommette su un rialzo? Non certamente Carlo Messina, l’amministratore delegato di Intesa; che, tra l’altro, ha sottolineato l’intenzione di restare nel gruppo attuale per il resto della sua carriera. «Ci sono zero probabilità di aumentare il prezzo di offerta », ha spiegato in un’intervista a Bloomberg Tv. Aggiungendo che l’offerta non è ostile, ma solo non concordata, ed ha concluso dicendo che non ha nessuna intenzione di avere discussioni con i singoli soci di Ubi: «Se gli investitori saranno felici entreranno nell’operazione, altrimenti continueremo come Intesa Sanpaolo», ha aggiunto; non esistono piani B, in caso di fallimento.
Gioco delle parti, almeno in buona misura: da parte di Intesa si ostenta rigore e intransigenza, da parte Ubi si dichiara di voler alzare le barricate. Certo però che la posizione dei pattisti Ubi è stata molto netta e, del resto, il problema della valorizzazione non è irrilevante. Ma non è detto che sia il nodo principale, anche perché nonostante il recente rialzo di Borsa, i titoli Ubi restano lontani anni luce dai massimi degli ultimi anni (a fine luglio 2015 il gruppo valeva 7,4 euro). Il che significa che i 4,23 euro di adesso fanno ancora segnare perdite importanti agli azionisti di più lungo corso.
Altrettanto importanti saranno le considerazioni sui pesi e sulle strategie di una possibile fusione. Lunedì, in due appuntamenti separati, si vedranno i soci del Patto dei Mille, coagulati intorno alla famiglia Zanetti e quelli del Sindacato azionisti Ubi (che vede, tra le altre famiglie bresciane, Giovanni Bazoli). Come si schiereranno nella partita è fondamentale, anche se non ancora determinante perché la maggior parte delle azioni è in mano al mercato.
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