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Ubi, rosso da opas

Ubi ha archiviato il trimestre e i nove mesi in rosso. E questo a seguito dell’esito dell’opas di Intesa Sanpaolo, che ha implicato fra luglio e settembre un impairment totale del goodwill di Ubi (-1,414 miliardi) e ha portato alla contabilizzazione della perdita stimata sulla cessione di oltre 500 sportelli a Bper (-944,9 milioni). I tre mesi hanno quindi registrato una perdita di 2,315 miliardi rispetto all’utile di 90,7 milioni del trimestre precedente, portando i primi nove mesi a chiudere con un passivo di 2,131 miliardi dal profitto di 195 mln di gennaio-settembre 2019.

Al netto delle poste non ricorrenti la gestione ordinaria ha visto nei nove mesi un utile netto di 197,5 milioni, in calo rispetto ai 247,4 mln dello stesso periodo del 2019 a causa di maggiori contributi sistemici e degli oneri relativi all’opas di Intesa e alla pandemia. Escludendo i maggiori costi, l’utile normalizzato è superiore a quello precedente. Nel terzo trimestre l’utile netto è ammontato a 21,5 milioni rispetto ai 76,7 milioni di aprile-giugno, con una differenza riconducibile per 48,1 mln ai contributi al Fondo di tutela.

Il margine d’interesse si è attestato a 1,225 miliardi (1,313 mld nel 2019); al netto delle componenti Ifrs 9 la contrazione è stata del 3,5%. Nei primi nove mesi il contributo delle commissioni nette ai proventi operativi ha superato l’apporto del margine d’interesse, confermando la tendenza emersa dall’ultimo trimestre del 2019. L’andamento degli oneri operativi, pari a 1,84 miliardi (+3,2%), è stato influenzato da elementi non strettamente collegati alla gestione ordinaria. Sono state iscritte rettifiche di valore nette per deterioramento crediti verso la clientela per 498,7 milioni rispetto ai 530,3 mld di gennaio-settembre 2019. La copertura dei crediti deteriorati è salita di 299 punti base rispetto a dicembre, pur in presenza di un portafoglio altamente garantito. Il Cet 1 si è posizionato all’11,71% fully loaded (13,41% a giugno), penalizzato dall’iscrizione della stima di perdita per la cessione del ramo a Bper.

Nel trimestre i proventi operativi sono ammontati a 880,2 milioni, in linea con i tre mesi precedenti, grazie alla performance dei ricavi core in crescita del 5,7%. Il margine di interesse è migliorato del 5,8% su base congiunturale a 421,3 milioni. Sono state iscritte rettifiche di valore nette per deterioramento crediti verso la clientela per 162,3 milioni rispetto ai 180,8 milioni del secondo trimestre. Il costo del credito annualizzato si è attestato a 76 punti base (85 nei tre mesi precedenti), determinando un incremento di 147 punti base della copertura dei crediti deteriorati totali rispetto a giugno.

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