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Ubi riduce i profitti e svaluta la quota Intesa

di Monica d'Ascenzo

Redditività in calo, rafforzamento dei coefficienti patrimoniali, svalutazione della quota in Intesa Sanpaolo, riduzione dell'esposizione al debito sovrano italiano e fusione per incorporazione di Centrobanca nel gruppo. Ubi Banca archivia i primi nove mesi dell'anno e prepara le basi per affrontare i mesi a venire. Il gruppo ha chiuso il periodo con un utile netto di 182,7 milioni, in flessione del 7,6 per cento. I proventi operativi si sono attestati a 2,5 miliardi (-2%), con margine di interesse a 1,5 miliardi (-1,2%) e commissione nette a 878,6 milioni (+0,8%), mentre gli oneri operativi sono calati del 3,4% a 1,8 miliardi. Il rapporto cost/income è al 70,9 per cento.

Sul fronte patrimoniale, alla fine di settembre Ubi Banca poteva contare su un Core Tier 1 dell'8,26%, su un Tier 1 dell'8,78% e su un Total Capital Ratio del 13,17 per cento. Livelli in lieve crescita rispetto a 8,2%, 8,71% e 13,02% di fine giugno, «al netto di un ipotetico dividendo». Su un'eventuale ulteriore rafforzamento è intervenuto Victor Massiah, consigliere delegato della banca: «A essere centrali saranno le indicazioni di Bankitalia e delle Authority. Naturalmente saremo responsabili della decisione finale ma dobbiamo intavolare discussioni con le autorità» ha commentato Massiah, sulla possibile conversione del bond soft mandatory e sulla prospettiva di distribuire dividendi sull'esercizio 2011, aggiungendo: «Ogni discorso su operazioni sul capitale e dividendo dipende molto da questa azione inattesa dell'Eba», che il numero uno di Ubi Banca fatica a capire nel suo intervento considerato che «i problemi del sistema sono nell'ordine: titoli di Stato, liquidità e per ultimo il capitale. Capirei azioni sul capitale dopo quelle sulla liquidità, non prima» ha osservato, proseguendo: «Spero di avere più visibilità entro la fine dell'anno».

Il gruppo, ieri, ha comunicato anche che nel terzo trimestre ha svalutato per 109,2 milioni la propria partecipazione in Intesa Sanpaolo, a 1,202 euro per azione. Si tratta di gran lunga della correzione più importante tra quelle complessivamente apportate al portafoglio di titoli disponibili per la vendita. Per i prossimi mesi, poi, Ubi segnala che «a seconda dell'andamento dei mercati, potrebbero verificarsi riprese di valore o ulteriori rettifiche sulla partecipazione in Intesa Sanpaolo». Intanto, nel corso dell'ultimo trimestre, il gruppo ha ulteriormente ridotto di circa mezzo miliardo la propria esposizione nei confronti del debito sovrano dell'Italia, portandola a 7,7 miliardi di euro.

Sempre il cda, che ieri ha approvato i dati trimestrali, ha varato alcune operazioni per «l'affinamento del modello di servizio alla clientela e la semplificazione strutturale del gruppo». L'istituto intende ridefinire i «modelli di servizio alle aziende large corporate, nel settore del credito al consumo e in tema di copertura territoriale di alcune banche rete», con iniziative «da realizzarsi anche tramite operazioni societarie da finalizzarsi nel corso del 2012 e nella prima parte del 2013». Tra queste operazioni c'é la fusione per incorporazione di Centrobanca in Ubi Banca, attesa tra le fine del 2012 e l'inizio del 2013. «Vogliamo mantenere il marchio di Centrobanca perché rappresenta un valore aggiunto per il nostro gruppo e per la clientela» ha precisato Massiah.

Il titolo dell'istituto ieri ha chiuso la seduta a 2,826 euro per azione in rialzo dello 0,71 per cento.
 

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