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Ubi prepara il primo «subordinato»

Ubi prepara una emissione Tier 2 da non meno di 500 milioni di euro con scadenza 10 anni e 6 mesi, richiamabile dopo 5 anni e mezzo, il primo bond subordinato di una banca italiana da inizio anno, un deal importante per il mercato alla luce delle tensioni accumulate negli ultimi mesi. Il collocamento è atteso nei prossimi giorni ma saranno le banche a cui è stata assegnato il mandato – Citi, Credit Agricole, GS, Hsbc, Jpm, Ubs – a definire il timing appropriato.
Questa categoria di titoli è più rischiosa perché con un grado di protezione inferiore rispetto a quelle senior e per questo hanno un costo superiore per l’emittente, ma garantiscono all’investitore un rendimento interessante: dall’inizio dell’anno le banche spagnole hanno fatto largo uso di questa tipologia di obbligazioni raccogliendo forti richieste dal mercato. In Italia, invece, fatta eccezione per il bond Intesa Sanpaolo Additional Tier 1 per 1,25 miliardi di euro con cedola al 7,75%, l’unico Tier 2 è stato il private placement di Banca Farmafactoring da 100 milioni di euro con cedola 5,875 per cento. In generale, i bond subordinati hanno ammontari inferiore sul totale dei bond istituzionali circa 45 miliardi di euro contro 135,7 miliardi di obbligazioni senior collocate dalle banche italiane.
Questa categoria di titoli è riservata ormai alle principali banche italiane che in generale hanno ridotto la loro presenza sul mercato primario e che con l’introduzione della normativa sulle risoluzioni bancarie, la Brrd, tenderanno a modificare il mix delle fonti di finanziamento. Secondo uno studio presentato nei giorni scorsi da Aiaf-Cfa Society, dai massimi del 2012 a settembre 2016 il funding obbligazionario si è ridotto del 43% compensato solo in parte dai depositi passati dal 50% al 60 per cento.
La nuova regolamentazione ha contribuito a rendere più onerosa l’emissione di debito tradizionale, senior e subordinato, un aspetto che potrebbe continuare a pesare nel medio periodo, spingendo gli emittenti a cercare canali meno costosi del debito senior. Sempre secondo lo studio, per colmare questa riduzione del funding obbligazionario in particolare sulla parte retail, è prevedibile che le banche aumenteranno i depositi e il rifinanziamento in Bce in un conteso in cui i margini di interesse sono sotto pressione.
Il calo della raccolta al retail è l’aspetto più rilevante in quanto le obbligazioni bancarie sono ormai percepite dalla clientela nella loro giusta prospettiva come titoli rischiosi, una riduzione iniziata nel 2014 proseguita nella fase attuale: se fino al 2014 la quota della raccolta detenuta dalle famiglie rappresentava oltre il 60% del totale, la brusca riduzione ha contratto la quota al 40% a favore degli investitori istituzionali (fondi di investimento, fondi pensione, società non finanziarie, banche, assicurazioni. La quota degli istituzioni, al contrario, si è mostrata più stabile con l’eccezione dell’ultimo anno «un segnale negativo – sottolinea lo studio – che non dovrebbe essere ignorato».

Mara Monti

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