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Ubi prepara l’aumento per le «good bank»

A un anno esatto dalla messa in risoluzione di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, avvenuto domenica 22 novembre 2015, si avvicina la fase finale della sistemazione delle good banks.

Il dossier è atteso per giovedì 24 sul tavolo della Vigilanza unica della Bce presieduta da Danièle Nouy per esaminare la proposta di acquisto di Ubi, relativa a tre good banks (Etruria, Marche, CariChieti), mentre per CariFerrara è ormai incardinato un intervento del Fondo volontario (nato nell’ambito del Fondo interbancario di tutela dei depositi) per evitarne la chiusura, a fianco di un compratore forte come Cariparma-Crédit Agricole o Bper.

Giovedì potrebbe arrivare dal supervisory board di Francoforte un via libera informale, non ancora l’ok definitivo, anche perché andranno messi a punto alcuni passaggi come la separazione dei crediti in sofferenza e di quelli deteriorati (circa 3 miliardi lordi per le tre banche) per l’acquisto dei quali è in corso una trattativa tra i vertici degli istituti — a cominciare dal presidente unico, Roberto Nicastro — e il fondo Atlante 2. Poi servirà anche il via libera della Commissione Europea (la direzione generale alla Concorrenza, o DgComp).

Ubi dal canto suo dovrebbe ricevere le tre good banks libere di ogni credito deteriorato e procedere, successivamente all’incorporazione, a un aumento di capitale stimato in circa 400 milioni di euro. In più l’istituto guidato da Victor Massiah potrà utilizzare a suo vantaggio anche 600 milioni di «dote fiscale» grazie alle perdite detraibili dalle imposte future del gruppo. Ci sarà comunque anche un ulteriore intervento del Fondo di risoluzione — che già un anno fa aveva contribuito con 3,6 miliardi, di cui 1,8 per capitalizzare le good banks — per coprire le nuove perdite: l’ammontare è ancora oggetto di negoziazione.

Nonostante il sostanziale blocco legato al processo di vendita le good banks hanno continuato a lavorare sul territorio: in un anno hanno erogato 1 miliardo in più di mutui e abbassato il costo della raccolta di oltre 40 punti base, e vedranno entro l’anno l’uscita «soft» di circa 150 dipendenti su quasi 5.500 totali.

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