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Ubi prende tempo sull’offerta Intesa Massiah: «Il sì non è scontato»

MILANO – Di sicuro non sarà un’analisi semplice da effettuare. È cominciata ieri la discussione che porterà a valutare l’offerta di scambio carta su carta lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca.

Il consiglio di amministrazione dell’istituto guidato da Victor Massiah ha preso atto dell’offerta (del valore complessivo di 4,9 miliardi) e ha dato incarico al consigliere delegato di individuare gli advisor finanziari (circolano i nomi dei consulenti storici di Credit Suisse) per valutare la congruità della proposta che prevede lo scambio di 17 azioni della nuova entità ogni 10 azioni Ubi. Una proposta che prevede un premio del 28% rispetto ai valori di venerdì 14. Per ora non sono emersi giudizi ma l’atteggiamento sia di Massiah sia dei consiglieri appare prudente. «Care colleghe e cari colleghi, al termine della importante giornata in cui abbiamo presentato il nostro piano industriale, accolto dal mercato e da tutti gli stakeholder con grande consenso e apprezzamento, abbiamo appreso da un comunicato stampa dell’operazione (ops) lanciata da Intesa San Paolo sulla nostra Banca», scrive l’a.d. di Ubi Banca, Victor Massiah, in una lettera inviata ai dipendenti del gruppo. Il banchiere, confermando quanto detto martedì dal ceo di Intesa Carlo Messina, aggiunge che «come rappresentato dalla stessa istituzione promotrice dell’offerta, tale operazione non era concordata né a conoscenza del nostro consiglio di amministrazione e del nostro management». Per il ceo di Ubi ci sarà bisogno di tempo per valutare l’operazione. Il calendario proposto da Intesa prevede l’autorizzazione delle Authority entro inizio giugno, con l’ok dell’assemblea degli azionisti di Intesa già fissata per il 27 aprile. Per Massiah tuttavia «è molto presto per trarre considerazioni» ma è «importante sottolineare come questa operazione rappresenti, per il momento, solo una proposta che, prima di diventare progetto, dovrà passare attraverso un complesso, e per nulla scontato, iter autorizzativo delle autorità vigilanti e di approvazione da parte delle assemblee». «Prima dell’inizio del periodo di adesione, previsto entro fine giugno – si legge ancora nella missiva – il consiglio di amministrazione di Ubi dovrà esprimersi al riguardo, a valle di una adeguata istruttoria». Massiah nota inoltre che Ubi è definita, nella proposta di Intesa, «la migliore delle banche medie italiane: è qualcosa che il mercato ci ha sempre riconosciuto e di cui dovete essere orgogliosi».

Ad esaminare la proposta di Intesa sarà anzitutto il Comitato azionisti di riferimento di Ubi Banca (Car) nato nel gennaio scorso con il 17,8% delle azioni dell’istituto. Il Patto – che raccoglie la Fondazione CariCuneo, maggior socio, e la Fondazione Banca del Monte di Lombardia, cinque famiglie industriali bergamasche di peso (Bombassei, Pilenga, Radici, Bosatelli e Andreoletti) e i bresciani Gussalli Beretta – si riunirà oggi a Bergamo per fare le prime valutazioni. Inutile dire che il focus resta sulla congruità dell’offerta, oltre che sulla valenza industriale e sulla validità della proposta stessa per il tessuto di riferimento di Bergamo e Brescia: quindi valutando sia gli aspetti quantitativi sia qualitativi.

Tra alcuni grandi azionisti di Ubi Banca, ci sarebbe chi dubita che l’offerta di Intesa valorizzi adeguatamente l’istituto guidato da Victor Massiah. Un broker come Intermonte ha bocciato il valore proposto, consigliando di non aderire all’offerta. «I valori dell’offerta sono lontani da quelli che ci si aspettava. È vero che si offre di entrare in un grande gruppo che dà dividendi ma anche Ubi li distribuisce ed è redditizia. Vedremo quando arriveranno i documenti dell’offerta e decideremo» hanno riferito all’Ansa fonti vicine ai grandi azionisti di Ubi. I prossimi giorni saranno cruciali. C’è da dire che oltre alle mosse del Comitato azionisti di riferimento di Ubi Banca, ha un peso importante anche la decisione di altri due patti più piccoli di Ubi: cioè quel che resta del Patto bergamasco dei Mille e il patto bresciano (Sindacato azionisti Ubi Banca) che complessivamente possiedono circa il 10%.

C’è poi la grande platea degli investitori istituzionali dell’istituto: asset manager italiani ed esteri che complessivamente hanno in mano oltre la metà del capitale di Ubi Banca. È soprattutto a loro che guarda Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, convinto della bontà del progetto e della congruità del prezzo, per avere il via libera all’operazione. La buona accoglienza da parte del mercato al deal è confermata anche dalla decisione di S&P, che ieri ha messo Ubi in credit watch positivo a valle della mossa di Intesa. «Io dagli azionisti mi aspetto una risposta positiva – ha detto ieri il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro – Se fossi un azionista darei una risposta positiva, visto la valutazione che il mercato ha dato. Se fossi un azionista sarei contento di come è cambiato il valore del mio titolo dalla mattina alla sera».

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