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Ubi, plebiscito dei soci sul bilancio Ora la partita sull’offerta di Intesa

L’ordine del giorno la rendeva una assemblea di routine. Ma per il contesto e la partecipazione raggiunta, l’assise dei soci di ieri di Ubi ha assunto un valore simbolico più importante dei temi oggetto di discussione.

Nei giorni dell’emergenza del Coronavirus, l’ex popolare ha infatti tenuto l’assemblea dei soci a Brescia, polo di riferimento della banca e città colpita al cuore dall’epidemia, insieme ovviamente a Bergamo, sede legale dell’istituto. Assemblea a porte chiuse, come da decreto legge che prevede lo svolgimento mediante il rappresentante unico designato. Ciononostante l’assise presieduta da Letizia Moratti (con il ceo Victor Massiah presente in sala) ha registrato una partecipazione record. All’approvazione del bilancio 2019, che si è chiuso con utile di 217 milioni, erano presenti 617 azionisti (delegati e subdelegati) in rappresentanza del 53,59% capitale: è la partecipazione più alta delle ultime 5 assemblee.

Segnale confortante per il management, ovviamente, che ha trovato il pieno appoggio di un azionariato pronto a votare favorevolmente e in maniera massiccia (99,9%) i numeri del bilancio. Elemento di fiducia soprattutto nel quadro della partita, ben più importante, con Intesa Sanpaolo, scontro che si giocherà proprio sui numeri dell’adesione del mercato: per decollare, l’Ops lanciata da Ca’ de Sass dovrà infatti raccogliere almeno il 50% più uno dei voti.

Si vedrà cosa succederà nelle prossime settimane. Decisivo in questo senso sarà il comportamento del retail e dei fondi di investimento, che insieme rappresentano la maggioranza del capitale di Ubi. I fondi, in particolare, sono i più sensibili alla proposta di Intesa. Uno di essi, Silchester International, è tradizionalmente presente nel capitale della banca, e negli ultimi giorni ha rafforzato la sua posizione risultando ora primo socio con una quota dell’8,61%, cresciuta rispetto all’8,1% portato in assemblea nel 2019. Altro ruolo di peso nell’Ops di Intesa potrebbe averlo il fondo hedge Parvus Asset Management, di Edoardo Mercadante, che detiene del 7,9% del capitale, quota a cui si aggiunge una posizione lunga dello 0,7% sotto forma di equity swap con scadenza il 5 maggio prossimo. Hsbc, altro azionista da tempo in Ubi, ha il 4,9% del capitale.

Di certo a manifestare tutta la loro contrarietà all’offerta di Intesa Sanpaolo sono già state fondazioni e soci storici della banca guidata da Victor Massiah. A partire dalle fondazioni CariCuneo e Banca del Monte di Lombardia, rispettivamente al 5,9% e al 3,95%, entrambe raccolte sotto il patto di consultazione del Car, le quali hanno ribadito più volte il loro “no” alla proposta della banca guidata da Carlo Messina. E così pure hanno fatto, sempre per il tramite del Comitato azionisti di riferimenti, gli altri soci, ovvero la famiglia Bosatelli (2,97%) e le altre famiglie di industriali – Radici, Andreoletti, Pilenga, Bombassei, Gussalli Beretta – che insieme a Cattolica Assicurazioni detengono ciascuna una quota attorno all’1%, per un complessivo 19%.

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