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Ubi, nuovo patto Intesa-Bper: più filiali cedute con lo sconto

Intesa Sanpaolo e Bper si accordano per ampliare il perimetro del ramo d’azienda oggetto di cessione nell’ambito dell’Ops su Ubi. E puntano così a superare le obiezioni dell’Antitrust, che nei giorni scorsi aveva avanzato dubbi sui rischi di concentrazione di mercato. A valle del cda di Bper tenutosi domenica, le due banche hanno comunicato i dettagli della revisione dell’accordo sottoscritto il 17 febbraio.

Il deal prevede l’ampliamento del perimetro a 532 filiali dalle 400-500 originariamente indicate. Di queste, circa 270 sono concentrate in Lombardia, mentre 20-25 arriveranno direttamente da Intesa Sanpaolo, che deve limare la sua presenza in alcune aree proprio per riportare la sua presenza al di sotto dei limiti Antitrust. Intesa cederà a Bper circa 29 miliardi di depositi, 31 miliardi di raccolta indiretta e 26 miliardi di crediti netti. Con questa mossa, la banca guidata da Alessandro Vandelli punta a realizzare anzitutto sinergie sul fronte dei ricavi, grazie al pieno utilizzo delle fabbriche prodotto sulle masse in arrivo, il 70% delle quali è concentrata nel Nord del Paese. Rispetto all’accordo iniziale, Bper ha spuntato l’impegno da Intesa a far sì che gli impieghi aggiuntivi (pari a 4,5 miliardi) siano esclusivamente in bonis e ha ottenuto una limatura sul prezzo: il gruppo di Modena pagherà l’importo minore tra le 0,55 volte il valore del Cet 1 del ramo e il 78% del multiplo implicito riconosciuto da Intesa Sanpaolo per il Common Equity Tier 1 di Ubi, cifra che prima era fissata all’80%. Ai valori di mercato attuali, l’esborso cash per Bper si attesterebbe attorno ai 640-650 milioni, ammontare che Bper dovrebbe raccogliere sul mercato con un aumento – già pre-garantito da Mediobanca e autorizzato dall’assemblea – fissato in autunno. Per gli analisti di Kepler l’accordo tra Intesa e Bper è «positivo per entrambe le parti» mentre Bper può consolidare la propria posizione sul territorio nazionale attraverso «piccole acquisizioni», sostenuta da Unipol e Fondazione Banco di Sardegna, che insieme controllano circa il 30% del capitale.

Ora dunque si guarda alle prossime tappe. Dopo l’invio delle “correzioni”, giovedì sarà la volta dell’udienza finale di tutti i soggetti coinvolti nell’Ops davanti all’Antitrust. Tra oggi e domani invece potrebbe già arrivare l’ok dell’Ivass. In ogni caso, entro cinque giorni dal disco verde della vigilanza assicurativa, Consob darà il suo via libera al prospetto. Se, come sembra, l’Antitrust dovesse ritenere adeguati gli aggiustamenti di Intesa e Bper, Ca’ de Sass potrà partire con l’Offerta agli azionisti di Ubi tra la fine di giugno e l’inizio di luglio. Si vedrà nel frattempo se dal fronte Ubi emergeranno contro mosse. Rumors di mercato ipotizzano che attorno alla banca siano allo studio manovre difensive, che però richiederebbero la convocazione dell’assemblea per la passivity rule.

Tornando a Bper, che è stata assistita da Rothschild, BofA Securities, Citigroup e Chiomenti, grazie alle 532 filiali targate Ubi si posizionerebbe al quinto posto in Italia per attivi (in area 110/120 miliardi), terza per raccolta (230 miliardi), terza per filiali (circa 1.880 totali). La banca atterrerebbe all’8,4% in termini di Npe ratio lordo, e avrebbe in tasca un badwill attorno a 1,2 miliardi. I clienti passerebbero da 2,7 a oltre 4 milioni. Ma a crescere sarebbero soprattutto gli impieghi: in Italia la quota di mercato di Bper salirebbe dal 3 al 5%, mentre in Lombardia balzerebbe dall’1 al 4 per cento. Sempre sul fronte Bper, è prevista per il 6 luglio l’assemblea straordinaria per l’incorporazione di Cr Saluzzo e Cr Bra. Al voto anche l’ingresso in Cda di Silvia Elisabetta Candini in sostituzione di Roberta Marracino, passata a UniCredit come responsabile strategia Esg.

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