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Ubi, il Patto dei Mille ritira il no a Intesa La mossa di Consob sulle filiali a Bper

Il consiglio di amministrazione di Ubi Banca prende atto del rilancio da parte di Intesa Sanpaolo, con l’aggiunta all’Ops di una componente in contanti di 0,57 euro ad azione.

Ma resta sulle proprie posizioni di bocciatura dell’offerta, in attesa della pubblicazione del supplemento al prospetto informativo, approvato ieri da Consob, a seguito della quale si riunirà nuovamente per esprimersi sulla congruità dell’Ops.

Nel frattempo, si registra una piccola accelerazione nei dati di adesione dell’Ops. Le azioni apportate, per cui c’è tempo fino al 28 luglio, sono salite all’8,5% del capitale grazie al 3,25% conferito ieri, il dato più alto dall’avvio dell’offerta.

«L’adesione ci consentirà di avere più soldi per il territorio sulla cui difesa, al pari dell’occupazione», Intesa Sanpaolo ha dato rassicurazioni» ha dichiarato Aldo Poli, presidente della Fondazione Banca del Monte di Lombardia, che aderirà con il suo 3,95 per cento. «Ubi dovrebbe comunque aggregarsi con qualcuno – ha aggiunto Poli – e per la Fondazione significherebbe tirare fuori quasi 40 milioni nell’ambito di un eventuale aumento di capitale di almeno un miliardo. La Fondazione avrà lo 0,4% di Intesa Sanpaolo, ma è il dividendo che ci interessa. Andare in un gruppo più grande vuol dire mantenere il valore del patrimonio».

Per il sì all’Ops si sono schierati anche Cattolica (1%), la Fondazione Crc (5,9%) e il patto dei soci bresciani (8%), il cui fronte però non sarebbe granitico. Nel frattempo proprio ieri il Patto dei Mille, il patto dei soci bergamaschi di Ubi Banca che detiene l’1,6% circa del capitale della banca, ha ritirato il ‘no’ che aveva inizialmente espresso nei confronti dell’offerta di Intesa Sanpaolo. L’assemblea del patto, dopo aver valutato le condizioni dell’offerta, ha concluso che i propri aderenti decideranno in autonomia l’adesione all’operazione. Resta a questo punto da capire cosa faranno i grandi fondi istituzionali, che potrebbero essere sicuramente attratti dal rilancio dell’Ops, e il fronte assai numeroso della clientela retail di Ubi Banca.

Nel frattempo, la stessa Consob è intervenuta nell’Ops su Ubi Banca chiedendo all’istituto guidato da Victor Massiah di integrare il comunicato dell’emittente, il documento rivolto ai soci con cui il board ha bocciato l’offerta di Intesa Sanpaolo, con una serie di elementi informativi: alcuni dei quali relativi alla vendita a Bper degli sportelli Ubi, un’operazione sulla cui fattibilità il consiglio di Ubi Banca e Intesa Sanpaolo hanno visioni agli antipodi.

Consob ha chiesto a Ubi Banca di precisare che gli amministratori indipendenti del comitato parti correlate, a cui verranno sottoposte sia la fusione con Intesa Sanpaolo sia la cessione degli sportelli a Bper, dovranno valutare «interesse e convenienza» per Ubi «anche alla luce dell’appartenenza» al gruppo di Intesa Sanpaolo tenendo conto anche del «risultato complessivo dell’attività di direzione e coordinamento», a cui Ubi sarà sottoposta anche nel caso in cui l’Ops si fermi al 50% più un’azione.

Allo stesso modo tutti i componenti del consiglio di amministrazione di Ubi Banca «dovranno valutare l’interesse» delle operazioni anche «alla luce dell’appartenenza al gruppo Intesa Sanpaolo». Ubi Banca, nel dare l’informativa chiesta dall’ Authority di controllo, ha sottolineato di aver «debitamente preso in considerazione la possibile sussistenza di un interesse di gruppo» ma di non averlo «ritenuto ravvisabile in relazione alla cessione del ramo bancario».

E proprio la cessione a Bper degli sportelli di Ubi è il fronte più caldo. «Il pregiudizio subito da Ubi Banca non potrà in alcun modo considerarsi compensato dall’appartenenza al gruppo Intesa Sanpaolo e dunque Ca’ de Sass non potrà legittimamente imporre alla banca la dismissione del ramo bancario» ha ribadito il consiglio di amministrazione dell’istituto guidato da da Victor Massiah. Secondo cui «la vendita degli sportelli avvantaggerebbe solo Intesa Sanpaolo (che potrà rimuovere l’ostacolo dell’Antitrust e ottimizzare la distribuzione dei suoi prodotti) mentre Ubi, privata di oltre 500 filiali, verrebbe declassata da autonomo centro di profitto a mero soggetto collocatore della capogruppo».

L’authority di controllo della Borsa ha infine chiesto anche di indicare la percentuale del capitale di Ubi Banca detenuta da ciascun consigliere di amministrazione.

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