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Ubi, il patto dei Mille respinge l’offerta Intesa “Sottovaluta la banca”

MILANO — Il “Sindacato azionisti Ubi”, che riunisce un centinaio di azionisti bresciani con il 7,68% della banca tra cui i Bazoli, i Folonari, i Lucchini, rinviano per coronavirus la riunione di ieri in agenda per valutare l’offerta di Intesa Sanpaolo. Il Patto dei Mille invece si raduna per telefono, e benché sia il più “leggero” per apporto di azioni Ubi (l’1,6% del totale), critica l’offerta di scambio lanciata settimana scorsa.
I membri del terzo patto della banca, imperniati sulla famiglia bergamasca Zanetti, hanno «valutato negativamente » l’offerta, ritenendo che «sottovaluti significativamente il valore intrinseco del titolo Ubi e non consideri adeguatamente le prospettive reddituali». I soci hanno poi rilevato, a livello industriale, «le conseguenze negative sul capitale umano e sul ruolo centrale di Ubi quale storica banca del territorio» correlate all’Ops dei milanesi.
Secondo fonti vicine ai pattisti, dopo il consulto telefonico di ieri, la banca sull’asse Bergamo-Brescia dovrebbe essere valutata 1,5-2 miliardi in più rispetto all’offerta lanciata il 17 febbraio: che pure riconosceva un premio, in azioni della banca compratrice, del 28% rispetto ai livelli di Borsa. Aggiungere fino a 2 miliardi ai 4,8 messi sul piatto da Intesa Sanpaolo implica un premio nell’ordine del 60% sulla quotazione, cosa vista raramente negli annali: specie per una banca con un modello di business tradizionale e messo a rischio da tecnologia e globalizzazione.
Già il “Car”, il patto numero uno che comprende le due Fondazioni di Cuneo e del Monte di Lombardia e blinda il 17,7% di Ubi, giorni fa s’era espresso contro l’offerta del banchiere Carlo Messina, definita «irricevibile e ostile». E anche il patto dei bresciani, che tra poco tornerà a convocarsi, ragionevolmente sarà critico rispetto all’offerta iniziale, che prevede lo scambio di 17 azioni Intesa Sanpaolo con 10 azioni Ubi. L’andamento delle quotazioni di ieri, in un listino falcidiato dai timori che il coronavirus ammazzi l’economia italiana ben prima che la popolazione, continua a dar poco credito alle possibilità di ritocco dell’offerta: le azioni Ubi prezzavano con un premio minimo rispetto al concambio, a 3,836 euro e dopo un calo del 6,5%, a fronte dei 3,713 euro di valore espresso in azioni Intesa Sanpaolo (azioni che hanno perso il 5,7%).
L’offerta su Ubi è subordinata all’adesione di due terzi del capitale, anche se il compratore potrebbe accontentarsi del 50 per cento dei titoli, pur se ciò ridurrebbe i risparmi di costo stimati. Intanto ieri è emerso che l’azionista Bosatelli, che ha il 2,85% di Ubi e fa parte del patto Car, ha venduto 1,1 milioni di azioni il giorno dell’annuncio, incassando la plusvalenza mentre il patto criticava l’Ops.
Secondo fonti vicine al patto per i padroni della Gewiss si tratta di un riassetto volto a societarizzare le quote in capo ai vari membri della famiglia Bosatelli; pronta anzi a ricomprare fino a più di quella quota, tanto che «non cambierà nulla».
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