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Ubi, nuove perquisizioni della Finanza

La Guardia di Finanza ha rivoltato come un guanto gli uffici di Ubi Banca a Milano, Bergamo e Brescia. E quelli del Confiab, consorzio fidi di Confartigianato, e della Compagnia delle Opere (Cdo) di Bergamo. È un nuovo filone della bufera giudiziaria che già lo scorso maggio aveva fatto scattare le perquisizioni nelle sedi dell’istituto con l’ipotesi di un patto «occulto» dei vertici per mantenere il controllo del gruppo. In questa seconda fase l’ipotesi è più specifica: illecita interferenza nell’assemblea dei soci, del 20 aprile del 2013, quando è stato eletto il consiglio di sorveglianza, determinante per le nomine di altri organi societari, comitati e società controllate. 
Undici gli indagati. Sei lo erano già nel filone madre per ostacolo alla vigilanza e ora lo sono anche per la nuova contestazione. Si tratta del presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, in qualità di presidente dell’Associazione Banca Lombarda e Piemontese; Franco Polotti, presidente del consiglio di gestione Ubi; Andrea Moltrasio, presidente del consiglio di sorveglianza Ubi; Victor Massiah, consigliere delegato Ubi; Mario Cera, vicepresidente del consiglio di sorveglianza Ubi; Emilio Zanetti, ex presidente del consiglio di gestione Ubi. Oltre a loro, altri cinque: Antonella Bardoni, presidente di Confiab e componente del consiglio di sorveglianza Ubi; Giuseppe Sciarrotta, responsabile del servizio rapporti con i soci Ubi; Guido Marchesi, consulente dello stesso servizio; Marco Mandelli, direttore generale della Banca Popolare Commercio e Industria (gruppo Ubi) e Rossano Breno, ex presidente della Cdo.
Le nuove verifiche dei militari del Nucleo di polizia valutaria guidati dal generale Giuseppe Bottillo, e coordinati dal pubblico ministero di Bergamo Fabio Pelosi, riguardano dunque le votazioni del 20 aprile 2013. La Lista 1 capeggiata da Moltrasio e presentata dal consiglio di sorveglianza uscente vinse con 7.318 voti su 13.559 validi. Spulciando le schede, i finanzieri hanno notato che il 61% delle preferenze era stato espresso su delega, quindi da soci non presenti all’assemblea. Così hanno sentito un centinaio di sostenitori della lista in questione. È emerso che la richiesta di deleghe in bianco non era una pratica eccezionale. E che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, in alcuni casi non venne spiegato loro a che cosa servissero e in altri fu usata la loro firma senza che lo sapessero. Non solo. Ad alcuni direttori di filiale i superiori gerarchici avrebbero dato indicazioni sul meccanismo delle deleghe.
I nuovi indagati, a vario titolo, sono ritenuti collettori della raccolta. In una nota, Bazoli dichiara «la propria totale estraneità ai fatti che sono oggetto delle nuove prospettazioni di indagine» e rispetto all’attività investigativa indica che «afferisce ai medesimo procedimento dell’anno passato». No comment dai vertici di Ubi. «Confiab non c’entra», precisa Confartigianato. Irraggiungibili Zanetti e Bardoni. Mentre Breno parla di «equivoco» e spiega: «Ho finito la mia attività in Cdo l’anno prima dell’assemblea. Ho partecipato come un qualunque altro socio» .

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