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Ubi non cede a Intesa Sanpaolo

E’ botta e risposta fra Intesa Sanpaolo e Ubi banca sull’offerta lanciata da Ca’ de Sass. Nel corso dell’assemblea dei soci, svoltasi per delega a causa dell’emergenza sanitaria, il presidente di Ubi, Letizia Moratti, ha replicato all’amministratore delegato di Intesa, Carlo Messina, che in un’intervista aveva definito l’ops «più valida che mai», assicurando che procederà con determinazione.

Moratti ha rivendicato l’importanza dell’autonomia dell’istituto per i territori, gli azionisti, i clienti e tutti gli stakeholder. Il programma Rilancio Italia, che prevede un sostegno fino a 10 miliardi di euro per imprese e famiglie, «è un impegno per il paese, per sostenere concretamente le famiglie e lo sviluppo industriale delle nostre comunità, a dimostrazione della solidità del nostro istituto e dell’importanza della sua autonomia, che è un valore per tutti gli stakeholder, siano essi azionisti, clienti o dipendenti». Per quanto riguarda la centralità dei territori di riferimento, il presidente di Ubi ha osservato che «Brescia e Bergamo, in particolare, rappresentano le radici storiche della banca e occupano un ruolo di leadership sui mercati mondiali e una posizione di rilievo tra le maggiori province industriali europee: questa leadership deve farci ancor più riflettere sulla necessità di sostenere un progetto di rilancio a beneficio delle comunità di Bergamo, Brescia e della Lombardia tutta che, come ci continuano a ripetere le cronache, rimangono le aree più colpite dal Covid-19».

Sull’ops si è espresso anche il management di Ubi nelle risposte ai soci, arrivate questa volta solo per iscritto. A una domanda di Giorgio Jannone, che chiedeva perché i vertici si stiano opponendo a Intesa Sanpaolo e alla prospettiva di entrare a far parte di un gruppo più solido, è stato risposto che i risultati finanziari 2019, «unitamente alla strategia di pianificazione e sviluppo perseguita negli anni, con primaria attenzione alle risorse umane e agli investimenti tecnologici, rappresentano solide basi per affrontare la grave emergenza sanitaria e le relative ripercussioni sul piano sociale, economico e finanziario. In tale contesto è pienamente confermata la capacità della banca di porsi come solido operatore e assolvere quel ruolo che ne ha storicamente contraddistinto l’attività». Proprio i conti 2019 «hanno confermato il sempre crescente miglioramento della situazione patrimoniale e finanziaria, nonché l’efficienza e la solidità della banca. Ciò trova riscontro nel fatto che, dal giorno precedente la presentazione dei risultati fino al 14 febbraio (giorno precedente la presentazione del piano), il titolo Ubi è salito dell’11,2%. Il giorno del piano, unico giorno ante ops, il titolo è salito del 5,5% in una sola giornata. Dal giorno precedente la presentazione dei risultati 2019 fino al 17/2 (giorno di presentazione del piano e ante ops) il titolo Ubi è salito del 17,3%».

All’assemblea, che ha approvato il bilancio 2019 praticamente all’unanimità, era presente per delega il 53,58% del capitale: un numero superiore rispetto alle affluenze precedenti, quando non si arrivava al 50%. La partecipazione maggiore era stata riscontrata ad aprile 2017 con il 48,57%. Il dato di ieri, secondo fonti di mercato, va letto come un messaggio di fiducia nell’operato del management. Tra i movimenti all’interno del capitale emerge il fondo Silchester, primo socio con una quota dell’8,61% rispetto all’8,10% dello scorso anno.

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