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Ubi, «no» anche dai soci bergamaschi. Intesa al lavoro sul prospetto dell’Ops

Anche i soci bergamaschi di Ubi Banca respingono l’offerta di scambio di Intesa Sanpaolo. Ieri il Patto dei Mille, che riunisce l’1,6% in mano ad azionisti di origine bergamasca presieduto da Emilio Zanetti, «ha valutato negativamente» l’ops. Per il Patto l’ops dell’istituto guidato da Carlo Messina — 17 azioni ogni 10 Ubi — «sottovaluta significativamente il valore intrinseco del titolo Ubi e non considera adeguatamente le sue prospettive reddituali». Inoltre, «sotto il profilo industriale», ci sarebbero «conseguenze negative sul capitale umano» e «sul ruolo centrale di Ubi quale storica banca del territorio», per i 400-500 sportelli da cedere a Bper.

Ieri avrebbe dovuto riunirsi anche il bresciano «Sindacato azionisti» (8,4%) capitanato da Franco Polotti e di cui fa parte anche la famiglia di Giovanni Bazoli (presidente onorario di Intesa Sanpaolo) ma è stata annullata per il coronavirus. La scorsa settimana era stato il Car (Comitato azionisti di riferimento), patto che ad oggi raccoglie il 17,7% di Ubi a definire «inaccettabile e ostile» l’ops di Intesa Sanpaolo, anche per il prezzo considerato non adeguato. Del Car fanno parte le Fondazioni Cr Cuneo, primo socio con il 5,9%, e Banca del Monte di Lombardia con il 3,95%. Ci sono poi una serie di imprenditori, con in prima fila la famiglia di Domenico Bosatelli, patron di Gewiss.

Proprio ieri è emerso che alcuni esponenti della famiglia Bosatelli (Domenico, Luca e Fabio) hanno venduto 1,1 milioni di azioni, portando il Car dal 17,8% al 17,7%. Secondo fonti del patto, si è comunque trattato di un semplice «riassetto in seno alla famiglia» nella holding Polifin e che dunque l’impegno resterà al 2,85%. Qualche giorno fa Bosatelli aveva definito «irricevibile» l’offerta: «Nessuna offerta mi convincerebbe a vendere», aveva detto.

In ogni caso quelle dei soci pattisti sono posizioni di partenza in attesa di vedere tutte le carte di Intesa Sanpaolo. La bozza del documento d’offerta va preparata il 6 marzo così da far partire da quella data i 90 giorni per l’ok di Consob. Contemporaneamente Intesa Sanpaolo — con gli advisor Mediobanca e lo studio Pedersoli — avvierà il confronto con le autorità così da poter partire con le adesioni a luglio. La banca guidata da Victor Massiah, assistita da Credit Suisse e da BonelliErede e Linklaters, studia intanto le possibili contromosse, nonostante il vincolo della passivity rule (offerta alternativa, fusione con un’altra banca, rialzo del prezzo). Un fronte dei soci storici — fermo restando che la maggioranza di Ubi è in mano agli investitori istituzionali — potrebbe fermare sotto il 66,7% le adesioni, mettendo in dubbio l’integrazione con Intesa. Ieri intanto Fitch, come già Moody’s e S&P, ha messo in «credit watch positivo» per un rialzo Ubi, proprio per l’ipotesi dell’ingresso della banca in un gruppo più grande e solido.

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