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Ubi, nella battaglia dei due patti i soci bresciani battono un colpo

Lo scarto tra la parti in campo è a dir poco notevole, per non dire incolmabile. Difficile dunque intravedere lo spazio per una guerra. Però è un fatto che tra il patto di consultazione Comitato Azionisti di Riferimento (Car) – che riunisce i maggiori soci della banca, dalle fondazioni di Cuneo e Banca Monte di Lombardia alle più ricche famiglie bergamasche come i Bosatelli e Bombassei fino ai Gussalli di Brescia – e il patto di patto di sindacato bresciano Azionisti Ubi Banca non corra buon sangue. Il Car, che controlla il 17,8% di Ubi ed è destinato a giocare il ruolo di regista nei futuri equilibri della banca, a partire dalla sua nascita nei mesi scorsi ha sfilato lo scettro del potere al patto bresciano, che fino a quel momento rappresentava l’anima più significativa tra le varie sponde dell’azionariato di Ubi.

Ieri, però, il patto presieduto da Franco Polotti, che oggi complici alcune defezioni vale il 7,68% del capitale (che sale all’8,73% se si considerano le azioni fuori dal patto), ha voluto quanto meno battere un colpo. L’assemblea dei soci ha infatti «confermato la determinazione ad assicurare il sostegno alla iniziative di espansione che si presentassero e fossero di esclusivo interesse per lo sviluppo della banca e per la crescita di valore per tutti gli azionisti». Benchè folto – al patto partecipano 38 gruppi rappresentativi di 168 azionisti – il Patto Azionisti bresciano rimane del resto ben lontano dal Car in termini di peso di partecipazione: che da parte sua mette insieme una quota inferiore di soci (8 al momento) ma tutti portatori di una dote almeno pari all’1% del capitale della banca. A fronte del rischio di doversi mettere in scia alle decisioni del Car, anche nell’ottica del futuro risiko a cui potrebbe prendere parte Ubi (che presenterà il nuovo piano industriale il 10 febbraio prossimo), il patto bresciano dunque auspica «che nuovi azionisti passano aggregarsi».

Si vedrà se la storica compagine di matrice bresciana, tradizionalmente legata alla figura di Giovanni Bazoli, vedrà nuovi ingressi. Possibili novità potrebbero esserci del resto proprio nello stesso comitato Car, che il 3 febbraio dovrebbe avere il “nulla osta” a operare dalla Banca centrale europea e in prospettiva punta a raggiungere il 22,5% circa del capitale della ex popolare.

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