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Ubi, l’ops Intesa sotto la lente

Dopo la riunione straordinaria del cda di Ubi banca, che ieri ha preso atto dell’offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa Sanpaolo, oggi la proposta passerà al vaglio degli storici azionisti dell’istituto lombardo. A discuterne saranno i soci del Car (Comitato azionisti di riferimento), il patto di consultazione che aggrega circa il 18% del capitale composto da Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo, Fondazione Banca Monte di Lombardia, Polifin e Famiglia Bosatelli, Next Investment (Famiglia Bombassei), P4P e Famiglia Pilenga, Radici e Famiglia Gianni Radici, Scame e Famiglia Andreoletti e Upifra (Famiglia Beretta).

L’offerta completa e formale è prevista per il 7 marzo. Quello odierno, quindi, sarà un primo esame, ma non è escluso che il patto prenda in considerazione l’ipotesi di avvalersi di consulenti. I rappresentanti del patto sono il presidente Armando Santus, mentre i membri del comitato di presidenza sono Giandomenico Genta, presidente della Fondazione Crc, e Mario Cera. Tra gli obiettivi del patto c’è quello di favorire lo sviluppo e la crescita di Ubi come banca italiana indipendente, profittevole e a forte vocazione imprenditoriale. «Ubi banca è centrale per l’Italia e il suo sistema bancario», hanno spiegato fonti vicine al comitato. «Il Car è già al lavoro per valutare il quadro, ma le riflessioni prenderanno il loro tempo».

La proposta sarebbe stata valutata anche da alcuni grandi soci. Se i dubbi delle fondazioni e di alcuni imprenditori locali sono principalmente dovuti a questioni legate al governo societario e al legame con il territorio, quelli di alcuni fondi sono connessi al premio e alla valorizzazione della società. L’a.d. di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, era stato chiaro nell’affermare che le condizioni dell’offerta non cambieranno. In questo momento nessuna delle parti scoprirà troppo le carte in una fase in cui qualcuno potrebbe avviare un braccio di ferro nella speranza di un rialzo.

In questa direzione sembrano andare due messaggi inviati dal presidente della Ca’ de Sass, Gian Maria Gros-Pietro: «Se fossi un azionista di Ubi darei una risposta positiva, vista la valutazione del mercato. Se fossi un azionista sarei contento di come è cambiato il valore del mio titolo dalla mattina alla sera». Gros-Pietro ha poi mandato un ulteriore messaggio alle fondazioni e agli imprenditori locali: «Il legame con il territorio rimane e verrà rafforzato».

Nella stessa direzione sono andate le dichiarazioni di Carlo Cimbri, a.d. di UnipolSai, che rileverà parte del business assicurativo: «L’offerta di intesa Sanpaolo per Ubi è una proposta al mercato forte, ben studiata e ben strutturata, che crea valore per gli azionisti di Ubi. C’è un premio consistente e c’è la possibilità di confluire in un gruppo bancario che negli anni ha garantito utili consistenti, più del doppio di quelli che Ubi paga attualmente». Quanto all’esito dell’offerta, «giudicherà il mercato: non so cosa faranno gli azionisti Ubi o come verrà valutata dal cda, ma se fossi un investitore terrei in considerazione il fatto che Intesa ha dimostrato che i piani li realizza e i dividendi promessi li paga».

Intanto l’a.d. di Ubi, Victor Massiah, ha affidato a una lettera ai dipendenti il suo commento: «È molto presto per trarre considerazioni, ma è importante sottolineare come questa operazione rappresenti, per il momento, solo una proposta che, prima di diventare progetto, dovrà passare attraverso un complesso, e per nulla scontato, iter autorizzativo delle autorità vigilanti e di approvazione da parte delle assemblee». Massiah ha aggiunto che l’ops non era stata concordata ed era arrivata al termine di una giornata importante, nella quale era stato presentato il nuovo piano industriale di Ubi.

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