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Ubi, l’addio di Massiah dopo 12 anni «Lascio un gruppo solido e profittevole»

Dopo 12 anni ininterrotti al timone (e 18 nella banca), Victor Massiah lascia il comando di Ubi. Le dimissioni (attese) del manager sono arrivate ieri, nel giorno della presentazione di una semestrale brillante, che ha messo in evidenza solidità e redditività in crescita per l’ex popolare, grazie a un utile di 184,3 milioni (+38,1%) e Cet1 al 13,41% (da 12,86% di marzo).

L’uscita di scena del banchiere nato a Tripoli, classe 1959, è l’inevitabile epilogo dell’Opas lanciata a febbraio da Intesa. Un’Offerta a cui Massiah si è opposto con decisione per mesi, ingaggiando un duello anche feroce con la controparte, i cui esiti però hanno visto la vittoria schiacciante (91% di adesioni) di Ca’ de Sass. Al gruppo guidato da Carlo Messina – dopo l’assemblea che si terrà in settembre – spetterà nominare un nuovo board e mettere alla guida un uomo di propria fiducia in vista della fusione. Per ora al posto di comando, ad interim, va Elvio Sonnino, vice dg.

Per Massiah, manager con un passato da consulente in McKinsey e una lunga carriera precedente proprio nell’Intesa che oggi ha conquistato la sua ex banca, ieri è stato il giorno dei bilanci, oltre che dei saluti. Deposte le armi, dal banchiere anzi arriva l’auspicio che l’Opas faccia il pieno e che la successiva fusione avvenga in maniera «ordinata» e senza strascichi. «Per fortuna è stata superata la soglia del corridoio (la quota tra il 50% e il 66,67%, ndr) che avrebbe determinato un Vietnam – dice Massiah ai giornalisti – È stato raggiunto il 90% ma io ora auspico il 100%». Rispetto al tema dell’Opa, poi diventata Opas, Massiah rivendica di aver agito «sempre nell’interesse degli azionisti». E pur riconoscendo di aver avuto «una posizione dura, combattiva ma mai credo scorretta», evidenzia come l’aggiunta cash di 652 milioni arrivata dalla banca di Carlo Messina sia stato il frutto della resistenza mostrata dal board. E come questo atteggiamento abbia pagato perchè ha portato valore «ulteriormente positivo agli azionisti: il dovere del nostro consiglio era valorizzare al massimo la nostra banca».

Di converso, Massiah tiene a ridimensionare la polemica quando gli si chiede se i toni dello scontro – finito in Tribunale – non siano stati per certi versi eccessivi. L’avvio di un’azione giudiziaria contro Intesa sul tema della Mac «è stata molto enfatizzata». «Siamo andati al Tribunale per chiedere di chiarire una cosa che non veniva chiarita» e Ubi ha «solo chiesto quali siano le regole del gioco». In ogni caso, la vicenda «finirà in tempi molto brevi». E «tutto questo polverone si abbasserà già nei prossimi giorni».

La conference call con gli analisti è stata però anche l’occasione per fare un bilancio sulle cose fatte in Ubi – dalla creazione di valore per gli azionisti alla trasformazione in Spa alle fusioni – e sulle occasioni “perse”. Se sul primo fronte Massiah rivendica di lasciare a Intesa un gruppo «estremamante solido e ragionevolmente profittevole», c’è un dubbio che resta tra gli osservatori: e cioè se Ubi non avrebbe dovuto muoversi per tempo, negli anni scorsi, sul fronte dell’M&A, e creare così un “terzo polo” alle spalle di Intesa e UniCredit, riducendo così i rischi di diventare preda. «Sì», riconosce Massiah, forse c’era spazio per fare «operazioni straordinarie» però «ci ha frenato la creazione di valore degli azionisti», mentre è stato messo da parte «l’ego del management». Inoltre quelle operazioni – tra cui un’eventuale aggregazione con Mps, che Massiah pure accarezzò – chiedevano sostanziosi aumenti di capitale e quindi sforzi agli azionisti, sforzi che in quel momento nessuno si sentiva fare, è il ragionamento.

Massiah invece tiene a ringraziare, come detto, tutta la banca e del management, ma anche un board che «pur sotto pressione è rimasto compatto». Proprio ieri il Consiglio ha rimesso il mandato nelle mani di Intesa, rimanendo in carica per gli affari correnti e per garantire la continuità operativa. Dai consiglieri è arrivato un «sentitissimo ringraziamento» al banchiere e alla banca per «una performance operativa al di sopra delle aspettative». Dalla presidente Moratti – che per Massiah è stata «eccezionale» – il riconoscimento a Massiah di come negli anni, abbia «contribuito a costruire una realtà solida, stimata, sostenibile, dove la dimensione nazionale è rimasta comunque rispettosa delle radici e della vicinanza al territorio nonché degli interessi di tutti gli stakeholder». Rispetto al futuro, invece, nessuna voglia di pensare per il momento a eventuali nuovi incarichi. Per ora, conclude Massiah, «prenderò una bicicletta elettrica e andrò su e giù per le montagne a prendere aria. Non c’è fretta».

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