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Ubi, la Consob dà altri due giorni. Offerta Intesa prorogata al 30 luglio

Va ai supplementari l’offerta di Intesa Sanpaolo su Ubi. Ieri in tarda serata la Consob ha allungato a sorpresa «d’ufficio» di due giorni, fino giovedì 30, il periodo per le adesioni. L’authority guidata da Paolo Savona era già intervenuta in mattinata per imporre a Ubi di correggere il «calcolatore» sul concambio messo a disposizione dei soci sul sito, per includervi il premio implicito dell’opas (il 44,7%). Una mano tesa ai piccoli soci. La decisione della Consob — ha dichiarato in serata un portavoce di Intesa Sanpaolo — «è motivata dai comportamenti tenuti da Ubi nei confronti dei suoi azionisti cui non ha rappresentato con chiarezza tutti gli elementi più rilevanti della nostra offerta». La componente retail in Ubi pesa storicamente per il 30% ma tra adesioni e vendite in Borsa il capitale residuo in loro possesso venerdì era stimato al 5-6%. «Ci auguriamo pertanto che il prolungamento stabilito da Consob possa servire a tutelare la chiarezza delle informazioni a disposizione degli azionisti Ubi, sollecitando tutti gli intermediari interessati al comportamento più responsabile», continua Intesa.

Non chiuderà dunque più oggi l’opas, la prima «non concordata» in Italia, sulla banca bresciano-bergamasca presieduta da Letizia Moratti e guidata dal ceo Victor Massiah. Ieri sera le adesioni erano arrivate al 43%. L’ultima parola l’avranno comunque i fondi istituzionali, che con circa il 50% di Ubi sono in grado di decidere la partita. E sono due soprattutto i fondi sotto i riflettori: Silchester e Parvus, entrambi all’8%. E il primo si è detto pronto a consegnare le azioni, portando le adesioni sopra il 50%. I fondi in genere attendono sempre l’ultimo momento utile per muoversi. Per questo dal fronte di Intesa Sanpaolo l’andamento delle adesioni, 11 punti in più ieri dal 32,6% di venerdì, viene considerato «in linea» con le previsioni e l’opas «avviata a pieno successo». In ogni caso la proroga gioca a favore di Intesa.

Serviranno così ancora tre giornate di Borsa per capire se Intesa Sanpaolo si sarà avvicinata o avrà raggiunto la soglia del 66,7% che le darà il controllo di diritto dell’assemblea straordinaria per procedere alla fusione; senza quella soglia, Intesa potrebbe comunque proporre la fusione in assemblea — dato che mai si presenta il 100% del capitale — oppure procedere senza fusione alla cessione dei 523 sportelli per limiti antitrust da Ubi a Bper.

Ieri il titolo Ubi, che dal 18 febbraio — primo giorno dopo l’annuncio dell’allora ops — era agganciato ai prezzi di Intesa Sanpaolo, è crollato dell’8,82% a 3,3 euro rispetto al concambio che, tra 17 azioni Intesa ogni 10 Ubi e 0,57 euro in contanti ad azione, valorizza 3,62 euro la banca sotto scalata. Ubi insomma comincia a perdere parte del premio (il 44,7%) riconosciuto da Intesa. È un fatto tecnico: non è possibile portare in adesione i titoli acquistati il 27 e il 28 luglio, dato che ci vogliono due giorni per avere in mano le azioni. Di conseguenza, può aderire solo chi era socio alla chiusura di venerdì. Sono i calcoli degli arbitraggisti, investitori esperti a sfruttare le variazioni di prezzo tra società legate l’una all’altra. Oggi, dopo la decisione inedita della Consob, ci dovrebbe essere un giorno in più per gli arbitraggi. E per decidere se aderire o no. Fra i soci storici, è già arrivato il sì delle Fondazioni Crc (5,9%) e Banca del Monte di Lombardia (3,9%), di Cattolica (1%) e del patto dei soci bresciani (8%) mentre quello dei soci bergamaschi ha deciso di lasciare libertà di scelta. Ubi si è difesa con forza riuscendo anche a ottenere un rilancio — 652 milioni in più — anche se ha ribadito che «nonostante il riconoscimento della componente in denaro, l’offerta non riconosca appieno il valore complessivo di Ubi».

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