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Ubi-Intesa, scontro all’Antitrust L’ipotesi di cedere più sportelli

Le schermaglie tra gli sfidanti, va detto, non mancano. Dall’istruttoria emerge ad esempio come Ubi Banca sostenga che l’Ops «eliminerebbe dal mercato non solo un operatore capace già oggi di esercitare una significativa pressione concorrenziale», ma anche «l’unico competitor» di medie dimensioni capace di avviare un percorso di consolidamento e quindi «un terzo polo alternativo a Intesa e UniCredit». Bper spiega invece che «nell’autunno 2019 hanno avuto luogo alcuni contatti esplorativi» con Ubi (si veda Il Sole 24Ore del 23 ottobre) ma che «l’interlocuzione si è interrotta alla fine dell’anno per scelta di Ubi», che ha comunicato «di volersi focalizzare su altre priorità». Da parte sua Intesa, che ha posto tra le condizioni di efficacia quella di ottenere una «autorizzazione incondizionata» dall’autorità salvo poi specificare che unico nodo è il raggiungimento del 50%+1, evidenzia invece che «non risultano elementi di fatto da cui possa desumersi che Ubi stesse effettivamente procedendo ad aggregazioni con altri operatori, né tantomeno che tali aggregazioni le avrebbero consentito di raggiungere le dimensioni di Intesa Sanpaolo e UniCredit».

Un ampliamento del perimetro degli asset oggetto di cessione a Bper così da superare le perplessità dell’Antitrust nel deal su Ubi. Può essere questo, a quanto risulta a Il Sole 24Ore, la mossa di Intesa Sanpaolo in risposta alle contestazioni sui rischi di concentrazione territoriale di mercato.

Dopo l’avvio del procedimento, nei giorni scorsi l’ente guidato da Roberto Rustichelli ha inviato alle parti in gioco (oltre a Intesa, Ubi e Bper anche UniCredit, Fondazione Monte di Lombardia, Cattolica e Unipol) la Comunicazione delle risultanze dell’istruttoria: un testo che «rappresenta la valutazione preliminare» degli uffici dell’Autorità, come precisato ieri dall’Antitrust, relativamente «alle possibili criticità concorrenziali» del deal Intesa-Ubi e che ora dovrà essere oggetto di controdeduzioni. In questo quadro, l’Antitrust specifica «che non è stata assunta alcuna decisione» in merito alla «compatibilità» della concentrazione tra le due banche «con le regole della concorrenza». Ciò detto, tuttavia, nel documento riservato di cui ieri sono circolati ampi stralci l’Antitrust sottolinea che, alla luce delle criticità emerse nel corso dell’istruttoria, l’operazione di aggregazione non è «allo stato degli atti suscettibile di essere autorizzata». Per l’ente la concentrazione è infatti in grado di ridurre «in maniera sostanziale e durevole la concorrenza» su una serie di mercati .

Peraltro va segnalato che nella sua valutazione dell’offerta pubblica di scambio lanciata da Ca’ de Sass su Ubi Banca, l’Antitrust non ha preso in considerazione la prevista cessione di 400-500 sportelli a Bper perché «in base alle informazioni fornite da Intesa Sanpaolo, non è stato in alcun modo possibile enucleare il ramo di azienda Ubi oggetto di cessione a Bper».

Per l’Antitrust insomma l’operazione così come concordata tra Intesa e Ubi non si può fare. Serve cambiarla. Ora dunque si entra nella fase delle controproposte da parte dei soggetti coinvolti, Intesa in primis. Entro il 15 giugno le parti avranno tempo di presentare memorie e documentazioni mentre il 18 giugno è prevista l’audizione finale.

Realistico che in questo quadro Intesa voglia cercare soluzioni che possano sciogliere ogni perplessità, data anche la valenza strategica dell’operazione. Secondo alcune fonti, è realistico che nelle misure proposte subentri la cessione di un centinaio di sportelli di Ubi, in aggiunta ai 4/500 già concordati, senza che questo vada a impattare significativamente sul prezzo. Intesa, come riportato ieri da Radiocor, avrebbe già offerto all’Antitrust una possibile revisione del perimetro oggetto di cessione, secondo criteri di massima cautela e peggiorativi per Intesa, con una conseguente modifica degli accordi con Bper, per garantire di ridurre le quote di mercato al di sotto della soglia del 35% in tutte le province italiane.

Si vedrà. Di certo, dopo l’audizione collegiale del 18 giugno, si entra nella fase finale delle decisioni. L’Antitrust dovrà attendere il parere non vincolante dell’Ivass – per il quale c’è un termine massimo di 30 giorni – ed entro i 60 giorni lavorativi dall’avvio dell’istruttoria è attesa la valutazione finale: nella seconda metà di luglio, dunque, l’Antitrust dovrebbe dire la sua, approvando il deal, integralmente o chiedendo correttivi, oppure rigettandolo.

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