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Ubi-Intesa, botta e risposta su fusione e cessioni a Bper

Continua il braccio di ferro tra Ubi e Intesa Sanpaolo mentre l’offerta pubblica di scambio sulla banca bresciano-bergamasca chiude il suo secondo giorno con adesioni pari allo 0,3% del capitale (l’Ops termina il 28 luglio). Ieri la banca guidata dal ceo Victor Massiah è tornata su uno dei punti-chiave dell’operazione che Intesa ha orchestrato con l’advisor Mediobanca e lo studio Pedersoli: la cessione di 532 sportelli di Ubi a Bper, anche se non potrà procedere alla fusione. Un passaggio che, però, ribadisce Ubi assistita da Credit Suisse e Goldman Sachs e dallo studio legale BonelliErede, non si può fare unilateralmente.

Ca’ de Sass «non potrebbe legittimamente imporre a Ubi Banca di dare corso alla cessione del ramo bancario» — scrive Ubi — e, conseguentemente, alla cessione dei rami assicurativi a UnipolSai», come proposto all’Antitrust, che comunque deve ancora pronunciarsi entro il mese sull’operazione e sugli eventuali rimedi da far adottare a Intesa Sanpaolo. Alla lla luce dei «diversi presidi posti dalla normativa», continua Ubi, la banca guidata da Carlo Messina non può imporre a Ubi «operazioni che violino i principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale della medesima e che contrastino con il suo interesse sociale» dato che l’istituto deve essere gestito «tutelando l’interesse di tutti gli azionisti».

Ubi interviene poi sul prezzo dell’offerta di scambio, 17 Intesa ogni 10 Ubi, ribadendo che non valorizzerebbe adeguatamente le sinergie indicate da Intesa Sanpaolo né il contributo di Ubi al valore complessivo della combined entity. Ubi ritiene che l’offerta sia sottostimata per 1,1 miliardi e che solo il 10% delle sinergie vada ai soci ex Ubi. Intesa Sanpaolo lunedì aveva replicato a Ubi che nelle valutazioni va considerato il premio pagato agli azionisti Ubi che è pari a 1,1 miliardi e che inoltre anche senza il 66,7% può procedere alla vendita delle filiali in quanto avrebbe direzione e coordinamento di Ubi.

Sempre ieri Intesa Sanpaolo ha incontrato le associazioni dei consumatori sulla Ops che — informa una nota della banca — hanno dichiarato di volersi rendere parte attiva in merito alla trasparenza dell’operazione. L’Adoc si è detta favorevole perché «banche di dimensioni maggiori garantiranno maggiore efficienza» mentre il Movimento Difesa del Cittadino (Mdc) teme «manovre di vero e proprio boicottaggio dell’Ops».

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