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Ubi-Intesa, adesioni al 17%: arbitraggisti in campo

Le adesioni all’Offerta pubblica di Intesa Sanpaolo sulle azioni Ubi sono arrivate al 17,162%. Questo è il numero comunicato ieri sera da Borsa Italiana. Ma le indiscrezioni raccolte da Il Sole 24 Ore presso fonti vicine all’operazione (fronte Intesa) lasciano intendere che questa sia solo la punta di un iceberg: a quanto si apprende, le proiezioni delle banche coinvolte nell’Offerta di Intesa indicherebbero una propensione all’adesione superiore al 60%. I numeri si definiranno ovviamente nei prossimi giorni, ma intorno a Ca’ de Sass il clima è quello di un traguardo alla portata. Dopo il rilancio, la partita per la banca milanese è diventata in discesa.

Grazie anche al rilancio, ha portato dalla sua parte le Fondazioni Crc (5,9%), la Fondazione Banca del Monte di Lombardia (3,95%), Cattolica (1%), il patto dei soci bresciani (8%, anche se al suo interno non tutte le posizioni sarebbero uniformi) e ha convinto il Patto dei Mille (1,6%), inizialmente per il «no», a lasciare «libertà di adesione» ai propri associati. Non si sono invece ancora espressi i fondi Silchester e Parvus, che si dividono oltre il 16% di Ubi, come pure gli imprenditori del Car – fino ad ora contrari – a cui fa riferimento circa il 9% del capitale.

A prescindere però dai grandi investitori, a quanto pare movimenti sarebbero in corso nell’azionariato diffuso. Da un lato ci sono i risparmiatori: le stesse fonti indicano che alcuni di loro, per non andare in filiale e aderire all’Offerta di Intesa, starebbero vendendo sul mercato. Nei giorni scorsi un esposto a Consob da parte di Intesa Sanpaolo aveva denunciato comportamenti nelle filiali di Ubi Banca tesi a rendere difficile l’adesione all’Offerta da parte dei risparmiatori. «Non risulta che siano stati posti in essere i citati comportamenti, meno che mai “numerosi”», ha replicato ieri Ubi. Ha anzi detto di aver lasciato alle filiali il compito di «non influenzare le decisioni dei clienti». In ogni caso è possibile che non pochi i loro abbiano deciso di vendere sul mercato, e a comprare sarebbero stati in gran parte arbitraggisti, cioè investitori che fanno un gioco molto semplice in Borsa: comprano azioni Ubi e vendono contestualmente azioni Intesa. Questo giochetto ieri, al netto delle commissioni, ha dato per tutta la giornata un rendimento facile compreso tra lo 0,7% e l’1,25%, chiudendo – in base ai prezzi delle due banche – in serata all’1,1%. È verosimile che questo fenomeno andrà avanti fino a venerdì, ultimo giorno utile per fare arbitraggi e poi aderire all’Offerta che si chiude martedì.

Nel frattempo Ubi non sta con le mani in mano. Oggi si riunisce il Cda, chiamato ad esaminare il rilancio di Intesa e a rivalutare la congruità dell’Offerta pubblica di scambio, diventata un’Offerta pubblica di scambio e acquisto dopo l’aggiunta di un corrispettivo in contanti di 0,57 euro ad azione. La valutazione del cda di Ubi non dovrebbe riservare grandi sorprese, considerato che nel bocciare l’Ops il board aveva sottolineato come la proposta di Intesa Sanpaolo sottovalutasse la banca per 1,1 miliardi di euro, cifra solo parzialmente colmata dai 652 milioni cash messi sul piatto venerdì scorso da Ca’ de Sass. Ubi imputa a Intesa l’obiettivo di voler eliminare un concorrente, acquisendolo e smembrandolo attraverso la vendita di un terzo della sua rete a Bper. Operazione che, sempre secondo Ubi, non sarebbe legittima. Tutte considerazioni respinte al mittente da Intesa Sanpaolo.

Nel frattempo, sempre sul versante della querelle tra il Cda di Ubi e Intesa, c’è da segnalare che domani alle 11 di fronte al Tribunale di Milano Sezione B, specializzata in materia di impresa, con la presenza del giudice Maria Antonietta Ricci, si celebra la prima udienza della causa intentata da Ubi Banca contro Intesa Sanpaolo in merito all’efficacia dell’Ops a causa della clausola Mac (material adverse change) collegata alla pandemia Covid-19. Sarà adesso il Tribunale di Milano, in tempistiche che si preannunciano peraltro non brevi e comunque che si protrarranno ben oltre quelle dell’offerta pubblica, a dover valutare le posizioni delle parti.

Secondo quanto risulta a Il Sole, i legali di Intesa (Francesco Gatti, Carlo Pavesi, Umberto Tombari e Andrea Zoppini) hanno evidenziato che è la Consob l’unica autorità competente e contro gli atti dell’Autorità, che si è già positivamente espressa sull’offerta, e Ubi avrebbe semmai dovuto rivolgersi al Tar Lazio; nel merito, i difensori di Intesa hanno rimarcato le contraddizioni e criticità presenti nella citazione di UBI, rilevando come la stessa Ubi abbia censurato l’efficacia di una offerta che non era ancora stata lanciata, ma semplicemente annunciata e che non ha ora più alcun riferimento alla clausola relativa pandemia Covid-19.

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