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Ubi in rosso, ma c’è il dividendo

di Paolo Paronetto

Il rosso da 1,8 miliardi con cui si è chiuso il 2011 a causa della maxi svalutazione da 2,2 miliardi su avviamenti e attività immateriali non impedirà a Ubi Banca di distribuire un dividendo ai propri soci. «Quale segno di apprezzamento per il sostegno che la base sociale continua a dimostrare al gruppo» il consiglio di gestione proporrà infatti all'assemblea del 28 aprile una cedola da 5 centesimi per azione, pari a un monte dividendi complessivo da 45,1 milioni che sarà attinto dalle riserve straordinarie.
Anche Ubi, come tutte le principali banche italiane, non ha comunque potuto evitare l'effetto dell'impairment, che ha colpito soprattutto gli avviamenti iscritti a bilancio in occasione della fusione tra Bpu e Banca Lombarda. Al netto delle svalutazioni, l'utile 2011 è pari a 349,4 milioni, quasi raddoppiato (+97,1%) rispetto ai 177 milioni del 2010. I proventi operativi si sono attestati a 3,44 miliardi (-1,7%), con margine di interesse a 2,12 miliardi (-1,1%) e commissioni nette a 1,19 miliardi (+0,7%). In calo del 3,2% gli oneri operativi, a 2,39 miliardi, per un rapporto cost/income al 69,5%. Quanto agli aggregati patrimoniali, la raccolta diretta è scesa del 3,7% a 102,8 miliardi, quella indiretta dello 0,6% a 72,1 miliardi e gli impieghi hanno fatto segnare un -2% a 99,7 miliardi.
Salgono tuttavia del 2% i finanziamenti alla clientela 'core' del gruppo, mentre è stata ridotta l'esposizione verso le grandi aziende. Nel 2011 è migliorata la qualità del credito: le rettifiche nette di valore sono scese a 607,1 milioni dai 706,9 del 2010, con una flessione del costo del credito a 61 punti base da 69. Segnali positivi anche sul fronte della solidità patrimoniale: il core tier 1 ha raggiunto l'8,56% dal 6,95% di fine 2010 e il consigliere delegato Victor Massiah si è detto fiducioso sul raggiungimento del target del 9% fissato dall'Autorità bancaria europea entro la scadenza di giugno.
«Il gap che abbiamo oggi è molto piccolo», ha notato il banchiere, escludendo quindi ogni necessità di un nuovo aumento di capitale e spiegando che Ubi potrà far fronte a eventuali necessità patrimoniali con la conversione parziale del bond da 640 milioni. Sul fronte del portafoglio di attività finanziarie, i dati del quarto trimestre segnalano un'inversione di tendenza rispetto all'alleggerimento del l'esposizione nei confronti dei titoli di Stato italiani, salita negli ultimi tre mesi dell'anno a 7,84 miliardi dai 7,69 di fine settembre. Nel primo trimestre del 2012, inoltre, Ubi ha comprato altri 5 miliardi di titoli, che possono già vantare una plusvalenza implicita di circa 100 milioni.
Ieri, intanto, i risultati 2011 del gruppo sono stati accolti dagli analisti con commenti in chiaroscuro. Se Intermonte parla di ricavi migliori delle attese, infatti, Equita sim punta il dito su un utile trimestrale inferiore alle previsioni. A Piazza Affari, il titolo Ubi ha lasciato sul terreno lo 0,83%, limitando i danni rispetto a un settore bancario che a livello europeo ha perso l'1,45 per cento.
Sempre ieri, infine, è stato il giorno dell'addio di Giovanni Bazoli al consiglio di sorveglianza dell'istituto: il passo indietro è legato alla necessità di rispettare la nuova norma sui doppi incarichi (Bazoli è presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo) entrata in vigore alla fine del 2011. Il cds ha espresso a Bazoli «unanime e vivissimo ringraziamento per il prezioso contributo e impegno profuso».

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