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Ubi, i grandi soci a Intesa: «La crisi conferma il no»

I grandi soci di Ubi Banca aderenti al patto di consultazione «Car», che riunisce il 19% del capitale, parteciperanno regolarmente all’assemblea della banca che si terrà mercoledì, ma ritengono ancora più inaccettabile, dopo l’emergenza Covid19, l’Ops proposta da Intesa Sanpaolo per acquistare il 100% della banca. L’operazione, lanciata il 17 febbraio scorso, prevede lo scambio di 17 azioni Intesa Sanpaolo per 10 azioni Ubi, valorizzata a 4,9 miliardi.

I pattisti, per lo più grandi famiglie di imprenditori di Bergamo, invitano la banca «a continuare con determinazione la sua attività, apprezzandone i risultati e le iniziative di questo ultimo periodo». Il Car, spiega una nota, «è consapevole della valenza dei progetti di aggregazione bancaria tesi a formare realtà di maggiori dimensioni, ma ritiene che vadano privilegiati quelli in grado di creare valore per il sistema e aumentare la pluralità e la concorrenza, anziché diminuirle».

Nel giudicare Ubi Banca «solida, patrimonializzata, ben posizionata e radicata nelle zone più produttive del Paese», il patto «conferma di ritenere l’offerta Intesa-Unipol inaccettabile, a maggior ragione alla luce dell’emergenza in atto, anche perché di valore inferiore a oltre il 60% del patrimonio di Ubi, senza considerare quello intangibile e altri elementi immateriali, ad esempio il collegamento con il territorio». L’offerta sarebbe dunque «priva, ancor di più oggi, di razionali economici per la generalità degli azionisti Ubi e comporta la compressione di loro legittimi diritti». Un report di Bank of America Merrill Lynch sulle banche italiane pubblicato ieri conferma il giudizio «buy» su Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca, mentre riduce da «neutral» a «underperform» la valutazione su Ubi e Banco Bpm. «Nei prossimi anni i dividendi distribuiti da Intesa si collocheranno intorno al 60% degli utili, un valore inferiore rispetto al 70% obiettivo del business plan, ma riteniamo che l’autorità di regolamentazione possa mantenere una maggiore sensibilità al problema», sottolinea lo studio. In riferimento a Ubi Banca gli analisti sottolinea no che in un «ambiente difficile, la razionalizzazione dei costi è ancora più necessaria, soprattutto per le banche nazionali».

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