Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Ubi, con good banks 1,2 miliardi di utili Le sofferenze passano ad Atlante

La proposta di acquisto su Banca Marche, Popolare dell’Etruria e del Lazio e CariChieti è piaciuta al mercato: il titolo dell’acquirente Ubi, che mercoledì aveva chiuso in progresso dell’1,1 per cento a 2,83 euro, ieri si è apprezzato sensibilmente fin dai primi scambi in Piazza Affari, chiudendo a quota 3,088 euro, con un progresso del 9,12 per cento.

L’operazione prospettata, che ha confermato tutte le anticipazioni della vigilia, prevede l’acquisizione delle tre good banks al prezzo simbolico di un euro. L’offerta vincolante sarà valida fino a mercoledì 18 gennaio e verrà esaminata dalla parte venditrice, ovvero dal Direttorio della Banca d’Italia, che è l’azionista unico dei tre istituti nel mirino di Ubi, nella riunione convocata martedì prossimo, 17 gennaio.

Come tutto lascia supporre – la Banca d’Italia è assistita nelle trattative dallo studio legale Chiomenti, Ubi dallo studio Pedersoli, mentre Credit Suisse e Morgan Stanley ne sono gli advisor finanziari – martedì prossimo si arriverà alla firma di accettazione della proposta. Un atto che permetterebbe di avviare immediatamente il complesso iter autorizzativo che consentirebbe di perfezionare l’operazione prima della fine di aprile, con il via libera di Unione Europea, Bce e Antitrust, che necessitano di 90 giorni.

Al di là delle valenze strategiche – le tre banche assieme sommano meno dell’1 per cento degli attivi del sistema nazionale – è il significato gestionale che rileva: lo sciogliersi di un nodo pluriennale risolverebbe alcune gravi incertezze che pesano sull’orizzonte del sistema creditizio italiano.

Al punto che Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi, ieri in occasione di una conference call con gli analisti finanziari ha evidenziato le prospettive di crescita derivanti dall’integrazione delle tre banche: Ubi si attende utili netti per 1,2 miliardi di euro nel bilancio 2020. Di questi, 850 milioni sono già previsti nel piano industriale, a cui si aggiungeranno gli effetti prodotti dalle tre banche e i consistenti vantaggi fiscali connessi all’operazione. Verosimilmente l’acquisizione si completerà solo a un anno dal closing , quindi nella primavera 2018, con la completa integrazione di Marche, Etruria e Chieti nel gruppo Ubi. «Non è un salvataggio, ma un accordo che creerà valore», ha sottolineato Massiah, che ha poi anche confermato il dividendo.

Tra gli aspetti che dovranno essere approvati dalla Banca d’Italia vi è anche la necessaria preventiva ricapitalizzazione delle tre banche, con ulteriori 450 milioni di euro (operazione che porterà il Cet1 ratio al 9,2 per cento), a cui Ubi affiancherà – dopo una assemblea straordinaria che potrebbe tenersi già in aprile – un aumento di capitale da 400 milioni di euro, che allineerà i valori del gruppo post operazione agli attuali (11,68%). Il tutto per riequilibrare gli effetti della cessione degli Npl per 2,2 miliardi di euro al Fondo Atlante.

Nodo delicatissimo riguarda il personale. I dettagli non sono stati resi noti. Le tre banche porteranno a Ubi 5.010 nuovi dipendenti. Di questi 550 sono potenzialmente prepensionabili, ma secondo indiscrezioni gli accordi prevedono complessivamente 900 esuberi. Per la definizione del problema sono stati indicati, nel bilancio 2016 delle tre banche, 130 milioni di euro. Ubi aggiungerà qualche decina di milioni, ma non è chiaro ancora il perimetro complessivo di intervento.

Stefano Righi

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Primo giorno di lavoro in proprio per Francesco Canzonieri, che ha lasciato Mediobanca dopo cinque a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

 Un passo indietro per non sottoscrivere un accordo irricevibile dai sindacati. Sarebbe questo l’...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Doveva essere una Waterloo e invece è stata una Caporetto. Dopo cinque anni di cause tra Mediaset e...

Oggi sulla stampa