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Ubi, Fondazione Monte di Lombardia apre a Intesa: «Valuteremo l’offerta»

«A noi come Fondazione interessa che il nostro investimento sia valorizzato al meglio e il territorio sia tutelato. Dal cda della Fondazione ho avuto un mandato per valutare la convenienza della proposta di Intesa: questo è ciò che ci interessa». La Fondazione Banca Monte di Lombardia, come anticipato ieri dal Sole24ore.com, apre a una valutazione a tutto tondo dell’offerta su Ubi. Lo fa a sorpresa, visto che il patto Car – di cui l’ente fa parte – si era espresso da subito in maniera contraria all’Ops. E lo fa oggi, nel giorno in cui Ubi si riunisce per definire «ostile», e quindi non conveniente, l’Ops stessa . A parlare è il presidente, Aldo Poli, in carica dal 1997, a pochi giorni dall’avvio dell’Ops che vede coinvolta la banca conferitaria, Ubi, di cui la Fondazione pavese controlla il 4,96%.

Siete uno dei soci di riferimento: qual è la sua valutazione sull’offerta?

Siamo disponibili a valutare e studiare i termini. Ciò che ci interessa è la tutela del territorio e la valorizzazione dell’investimento della Fondazione. Abbiamo dato l’incarico all’advisor SocGen che ci dirà se i termini di questo scambio sono favorevoli o meno. Dopo di che, faremo le nostre valutazioni.

Quali sono i tempi per decidere?

Nessuna decisione è ancora stata presa, ma valuteremo nel giro di una settimana, non appena avremo in mano tutte le informazioni necessarie. Dopo di che, se ci saranno le condizioni, convocherò il Cda della Fondazione e il Comitato di indirizzo e poi, nel caso, comunicheremo le nostre decisioni al Mef, come è indispensabile per un’operazione di rilievo di questo tipo.

L’Ops potrebbe trovare il vostro consenso?

Abbiamo sempre avuto a cuore come doveroso il nostro investimento e il territorio. Nelle nostre varie traversìe abbiamo avuto diverse banche di riferimento, prima Banca del Monte di Lombardia, poi la Banca Regionale Europea, poi Ubi. Ora la proposta di Intesa Sanpaolo potrebbe far cambiare nuovamente il nome delle banca di riferimento, ma la sostanza per noi non deve cambiare, perché rimarebbe al centro l’attenzione al territorio. Questo deve essere chiaro.

In che modo deve essere tutelato il territorio?

La Fondazione guarda al bene dell’area in cui insiste, quindi alle persone, ai dipendenti della banca, agli sportelli, ai clienti. Noi riceviamo i dividendi della banca conferitaria per darli al territorio: più sono sostanziosi e meglio è per tutti. Poi si può discutere sul concambio, se sia equo o meno, e per questo abbiamo incaricato SocGen.

Con Intesa ci sono stati contatti?

No, nessun contatto. Osservo però che Intesa ha già ricevuto 4 autorizzazioni, ovvero Bce, Bankitalia, Ivass e Consob. Manca all’appello l’Antitrust, che si esprimerà più avanti. È una banca solida, e questo anche per il Tesoro può essere motivo di conforto.

Auspicate un ritocco dell’offerta?

Lo auspichiamo, di certo valutiamo ciò che è meglio per noi. La nostra posizione è comunque diversa dall’imprenditore classico, che può essere coinvolto anche in termini di esposizioni. Il nostro obiettivo non è il lucro ma avere maggiori dividendi per il territorio.

Fondazione CrCuneo è con voi? O c’è il rischio di una spaccatura del Car?

Per loro penso che i ragionamenti siano gli stessi. Il Car (che ieri ha «rimandato alla giornata di oggi, e a eventuali sviluppi dell’offerta, ulteriori valutazioni», ndr) non è un patto di sindacato ma un Comitato di azionisti di riferimento, e comprende imprenditori e le due fondazioni. Rispetto invece al Cda di Ubi (che oggi si esprimerà sull’Ops, ndr), mi sento di dire questo: il board fa le sue valutazioni e noi le leggeremo, ma di certo noi non interveniamo sulle loro osservazioni, perchè non è il nostro compito. Noi dobbiamo guardare al territorio e alla salvaguardia del patrimonio. Che sia con Ubi o Intesa, sceglieremo la soluzione migliore.

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