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Ubi e Bpm trainano la corsa delle popolari

MILANO — Semestrali complessivamente positive per le banche popolari; anzi meglio, in miglioramento soprattutto per la linea di tendenza che esprimono mediamente i risultati del secondo trimestre dell’anno rispetto al primo. Anche se, trattandosi di banche per molti aspetti sotto i riflettori – da Bpm all’Ubi, al Banco Popolare passando per Bper – gran parte dell’attenzione è stata catturata da elementi non di bilancio. A partire dai progetti di consolidamento del settore: «Non abbiamo contatti di alcun genere ha spiegato secco il numero uno di Ubi, Victor Massiah – né dossier aperti: questo non vuol dire che è irrazionale attendersi situazioni di consolidamento, anche perché ci sono alcune situazioni di difficoltà », ma il processo non è partito e non vede Ubi come attore protagonista, ci ha tenuto a chiarire. E ancora: alcuni processi possono essere razionali ma «mi dispiacerebbe – ha aggiunto – se ci venissero attribuiti contatti che non ci sono stati e non ci sono».
L’ovvio riferimento è alla Bpm, eterna (minacciata) sposa nel mondo delle popolari e ora in procinto di profonde trasformazioni di governance (anche se non è chiaro ancora in quale direzione). Il consiglio, che ha licenziato risultati di periodo lusinghieri, ha deliberato di procedere entro la fine di ottobre al già ipotizzato aggiornamento del piano industriale 2012-2015, che includerà «il necessario sviluppo della governance ». Ed è questo il passaggio clou: a suo tempo il presidente Andrea Bonomi aveva ipotizzato la trasformazione in spa, poi c’era stata una brusca frenata e ora le strade sembrerebbero molto aperte: spa ibrida o popolare “rivisitata”; di sicuro ci saranno novità importanti (anche perché Bankitalia le pretende). Poi si procederà all’aumento di capitale, che dunque slitta rispetto al calendario originale, previsto grosso modo alla fine di settembre.
Ma torniamo ai numeri delle semestrali. Il poker di popolari nasconde al suo interno differenze anche rilevanti: Bper rappresenta l’eccezione, avendo perso 35,8 milioni nel secondo trimestre 2013 e 21,5 milioni nei sei mesi (risultato condizionato, spiega la banca in una nota, dall’elevata incidenza della tassazione) e in cui sono da segnalare le rettifiche nette su crediti, pari a 439,8 milioni (+51,8% rispetto all’anno precedente).
Sul versante opposto Bpm, che nei sei mesi ha realizzato un risultato lordo di gestione in crescita del 30% e sempre nel semestre ha ottenuto un utile netto depurato della componenti non ricorrenti pari a 108,7 milioni, in rialzo del 46,5% rispetto all’ano precedente. Quella che ha sorpreso più positivamente il mercato è stata Ubi. Innanzitutto per il dato sull’utile, che pur essendo sceso nettamente rispetto all’anno prima, segna una tenuta del risultato trimestre su trimestre e batte mediamente le stime degli analisti. I quali, tuttavia, sono rimasti favorevolmente colpiti soprattutto dal rafforzamento patrimoniale: il Core tier 1a fine periodo è risultato pari al 12,1%, rispetto al 10,24% di un anno fa. Il miglioramento comprende l’applicazione dei modelli di validazione interni anche sulla clientela retail: aspetti tecnici su cui la banca ha avuto nel periodo l’ok di via Nazionale e che in soldoni si traducono con un incremento di 100 punti base di rafforzamento patrimoniale. Il resto del miglioramento del Core tier 1 però è arrivato inaspettato e si accompagna, peraltro, con il posizionamento della banca sui livelli più alti – già da ora – rispetto a Basilea 3, come ha sottolineato con soddisfazione Massiah. Qualche sorpresa semmai l’ha creata il passaggio da incaglio a sofferenza del credito verso l’Idi di Roma. L’ospedale dermatologico è in amministrazione controllata e l’intera partita, 153 milioni, è stata quindi spostata nella casella più a rischio ma la banca ha comunicato di essere ragionevolmente sicura di rientrare dall’intera esposizione e infatti non ha fatto rettifiche di valore. Nel periodo Ubi ha leggermente limato (con plusvalenza) la quota in Intesa dello 0,22% (ora è allo 0,52%). Buoni i conti anche per il Banco popolare: l’utile è salito a 156 milioni rispetto ai 29 dello stesso periodo 2012, con il rispetto degli obiettivi patrimoniali fissati da Basilea 3.

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